Scarpinato: “Museruola a magistratura”

Il Procuratore generale di Palermo Roberto Scarpinato ha parlando del difficile momento che sta vivendo la magistratura con l'Adnkronos.

Cosa Nostra, le parole del Procuratore Generale di Palermo, Roberto Scarpinato

Il Procuratore generale di Palermo Roberto Scarpinato ha parlando del difficile momento che sta vivendo la magistratura con l’Adnkronos. “In una corporazione di 9mila persone, quanti sono i magistrati in Italia, ci possono essere anche quelli che non hanno questa statura etica, ma certamente bisogna evitare che un mondo politico che da tempo ha interessi a mettere la museruola alla magistratura, così come era ai tempi di Rocco Chinnici, possa cavalcare la tigre di questo momento per raggiungere un obiettivo che è quello di subordinare la magistratura italiana al potere esecutivo. Ecco, bisogna essere lucidi e capire che cosa bisogna salvare e cosa bisogna cambiare”.

Le parole di Scarpinato

Penso che bisogna stare attenti e bisogna evitare di buttare il bambino con l’acqua sporca. Il bambino sono magistrati come Chinnici, Falcone, Borsellino e tanti altri che hanno dato a questo paese un contributo importantissimo non solo di giustizia ma per salvare la democrazia. Il vero cambiamento solo avverrà dall’interno della magistratura o non avverrà. Certamente il punto di partenza è la sfida ineludibile e una capacità di autoriforma della magistratura. In ogni caso dobbiamo verificare quali sono i progetti di legge”.

Chinnici

Credo che bisognerebbe rileggere la sentenza della Corte d’Assise di Caltanissetta che ha condannato gli assassini di Rocco Chinnici perché lì è stata raccontata, purtroppo, una storia ancora poco conosciuta ed è la storia di un magistrato che non è stato ucciso soltanto dai soliti Riina o Brusca ma è stato ucciso dai colletti bianchi. La morte di Chinnici arrivò quando decise di alzare il livello dell’indagine oltre la mafia militare e si rese conto che i cugini Salvo erano l’anello di congiunzione fra la mafia militare ed il mondo economico e politico. Dal quel momento, come descritto dalla sentenza, ci sono tutta una serie di tentativi di avvicinarlo. Attraverso amici di famiglia, attraverso vertici della polizia, attraverso vertici del palazzo di giustizia”, ha concluso.