Marò, Bonino: “Vittoria di chi volle l’arbitrato, come me”

Marò, Bonino: "Vittoria di chi volle l'arbitrato, come me". E' una lezione: guardare alla legge internazionale, dice la leader di +Europa

Marò, Bonino: “Vittoria di chi volle l’arbitrato, come me”. Chiedere l’arbitrato internazionale è stato ciò che ha cambiato la partita sul caso marò? Emma Bonino, a capo della Farnesina nel governo Letta, proprio quando in Italia infuriava la polemica sui marò e sulla condotta dell’India, risponde al Corriere: “Ho sempre pensato che fosse necessario seguire questa strada. Questa sentenza è anche un monito agli Stati. Dice loro: guardate che le leggi internazionali, i corpi internazionali valgono”.

Marò, Bonino: “Vittoria di chi volle l’arbitrato, come me”

E con soddisfazione la senatrice aggiunge: “Questa è una vittoria politica per l’Italia e sono contenta perché da ministra ho preparato la strada a quanto è avvenuto”. La leader di +Europa racconta di aver preso in mano il dossier nel maggio 2013, mentre “il precedente governo Monti aveva seguito la linea dell’accordo diplomatico, il 22 febbraio 2013 i due marò avevano ottenuto il permesso di rientrare in Italia per 4 settimane ma, l’11 marzo, l’allora ministro degli Esteri Giulio Terzi si oppose al ritorno in India e poi si dimise. I due fucilieri fecero ritorno all’ambasciata italiana a New Delhi il 22 marzo”.

“La tensione era alta – prosegue Bonino – e la campagna stampa in Italia era molto forte. Il premier Letta nominò Staffan De Mistura inviato speciale d’Italia in India per risolvere la questione. A metà luglio incontrai in modo riservato il ministro degli Esteri indiano in visita a Budapest. Lui mi rassicuro’: ‘Vedrà si risolverà tutto, abbiate pazienza’. Uscii da quell’incontro con la certezza che non si andava da nessuna parte”. Da lì la decisione di ricorrere al tribunale dell’Aja, presa nel giugno del 2015, in carica l’esecutivo Renzi. “Con Di Robilant e altri esperti internazionali avevamo messo a punto un dossier perfetto e inattaccabile sulle ragioni positive per ricorrere all’Aja ma, quando l’ho portato a Letta, lui era sulla soglia delle dimissioni e ha preferito lasciare la decisione al governo Renzi. Io ero d’accordo”, dice la Bonino.