Visco: “Tagliare le tasse? Non sta né in cielo né in terra”

Visco: "Tagliare le tasse? Non sta né in cielo né in terra". Troppe spese da affrontare ora, dice l'ex ministro del Tesoro

Visco: “Tagliare le tasse? Non sta né in cielo né in terra”. “Il taglio delle tasse ha un moltiplicatore dello 0,7-0,8 nei momenti in cui l’economia tira, oggi sarebbe dello 0,5. Non può essere la leva principale per il rilancio”. E’ perentorio, intervistato da Libero, l’ex ministro del Tesoro (con Romano Prodi) Vincenzo Visco. “Diciamolo: con tutte le spese che dobbiamo affrontare in tema di sanità, istruzione e ammortizzatori sociali, ipotizzare oggi una riduzione delle tasse non sta né in cielo né in terra”, scandisce, dando per scontato che non esistano settori di spesa pubblica da tagliare. Ma chissà quant’è il moltiplicatore della spesa corrente, quella che non fa che crescere mentre gli investimenti calano.

Visco: “Tagliare le tasse? Non sta né in cielo né in terra”

Comunque, Visco sottolinea ancora che, a suo giudizio, per riformare il fisco oggi “a parte spostare maggiormente il prelievo dal lavoro ai patrimoni, bisogna risolvere a livello europeo il problema delle multinazionali: non possiamo accettare che i nostri partner Ue ci facciano concorrenza tributaria”. Quanto però al lavoro, Visco dice: il governo “non ostacoli il lavoro” e se “nel periodo di clausura l’approccio assistenziale era inevitabile”, ora “dobbiamo scongiurare il pericolo che diventi perpetuo”. E quindi “dobbiamo cambiare registro: dieci euro spesi per sostenere i redditi danno un ritorno economico di 5 euro. Se invece si spendono in investimenti, il moltiplicatore sale da 0,5 a due e ogni dieci euro ne ritornano venti” sostiene, ripetendo una cosa – valore del moltiplicatore a parte – su cui tutti gli addetti ai lavori concordano, cioè: più investimenti, meno spesa corrente. Un concetto che però tutti i governi italiani nei fatti snobbano, perché gli investimenti sono poco adatti al voto di scambio. “Perlomeno dobbiamo cercare di non ostacolare il lavoro quando riprenderà. Insomma, la prima regola per far ripartire l’economia è tornare a lavorare“, insiste.