Scalfarotto spiega il no a Emiliano: noi siamo si vax, si Tap e no Xylella

Scalfarotto spiega il no a Emiliano: noi siamo si vax, si Tap e no Xylella. Senza di noi in Puglia si sarebbero confrontati tre populismi, dice il candidato di Iv, Azione e +Europa

Scalfarotto spiega il no a Emiliano: noi siamo si vax, si Tap e no Xylella. “Che noi non potessimo appoggiare Michele Emiliano è evidente dalla storia politica di Michele Emiliano e dalla nostra degli ultimi anni. Noi non siamo stati d’accordo sostanzialmente mai su nulla“.

Scalfarotto spiega il no a Emiliano: noi siamo si vax, si Tap e no Xylella

Lo ribadisce a Start, su Sky TG24, Ivan Scalfarotto, sottosegretario agli Esteri e candidato a presidente della Regione Puglia di Italia Viva, +Europa e Azione. Ricorda che “Emiliano ha appoggiato i ricorsi contro l’obbligo vaccinale, non si è dato da fare per limitare la Xylella e ha fatto di tutto per evitare l’arrivo del gas dall’oriente sulle coste pugliesi. Emiliano ha deciso, come ha detto lui, di istituzionalizzare il populismo. Si è sempre considerato vicinissimo al M5S, anche nelle sue frange più estreme. Quando è nato il Governo Conte 1, quindi quello tra Lega e M5S, Emiliano disse che il programma di quel Governo era compatibile con il programma del governo della regione Puglia. Noi siamo completamente un’altra cosa”.

Ecco perché “mi sento equidistante tra Emiliano e Fitto – continua Scalfarotto -. Non mi sento equidistante tra Pd e Salvini e Meloni, sia ben chiaro. Il Pd nazionale è una cosa, il Pd pugliese è proprietà di Michele Emiliano così come la Regione Puglia. Emiliano ha una stile di governo del partito e della Regione molto personalistico. La scelta di Italia Viva fa in modo che una parte di Puglia, che altrimenti non sarebbe rappresentata, sia rappresentata. Ci saremmo trovati sulla scheda con tre versioni di populismo: quello sovranista della destra estrema di Meloni e Salvini, il populismo istituzionale, come lo chiama lui, di Michele Emiliano e quello della decrescita infelice del M5S. La coalizione di centrosinistra – conclude – poteva farsi rappresentare da una persona capace di trovare un punto di sintesi e federare le varie sensibilità, ma così è come se ci avessero chiesto a Roma di entrare in un Governo presieduto da Di Battista, non sarebbe stato possibile”.