Regionali, niente liste Sardine ma Santori chiede “unità da Renzi a Di Maio”

Regionali, niente liste Sardine ma Santori chiede "unità da Renzi a Di Maio". Il leader del movimento nato in Emilia-Romagna lo spiega ad Avvenire

Regionali, niente liste Sardine ma Santori chiede “unità da Renzi a Di Maio”. Alle prossime elezioni Regionali “non ci saranno liste delle Sardine. Noi siamo un enzima che vuole fare pressione dal basso perché ci sia unità nel campo progressista”. Le Sardine, spiega ad Avvenire Mattia Santori, uno dei leader del movimento nato in occasione delle elezioni emiliane, si muoveranno per le sei regionali per replicare l’esperienza in Emilia-Romagna, che ebbe un qualche peso nel far vincere Stefano Bonaccini.

Regionali, niente liste Sardine ma Santori chiede “unità da Renzi a Di Maio”

“Si tratta di elezioni molto complicate – afferma -, con peculiarità in ogni Regione. La settimana prossima incontreremo i coordinamenti regionali: c’è autonomia nelle scelte, non è da escludere che si scelgano approcci diversi a seconda della Regione, ma sarebbe meglio avere una linea univoca delle sardine a livello nazionale. Ad oggi chiediamo unità alle forze di progresso, sul modello dell’Emilia Romagna“.

Santori aggiunge che “nelle competizioni regionali è centrale la coalizione più che il candidato presidente. La capacità di aggregare è una cosa molto da Sardine, ci spenderemo per questo”. Si tratta quindi di alleanze sul modello della maggioranza di governo, che vadano cioè da Matteo Renzi a Luigi Di Maio? “Si, possono essere questi i confini politici. Ma quello di coalizione è un concetto che si allarga alla società civile. Se c’è capacità di aggregazione, di stare insieme, di definire un campo chiaro anti-sovranista e non populista, si recuperano tante persone che oggi sono senza rappresentanza”. “Nessuna pregiudiziale” quindi, dice, sui candidati a governatore. “Io ho un’impressione positiva di come il governo ha gestito la crisi sanitaria – continua Santori -, specie nel raffronto con altri Paesi. Ora però ci sono difficoltà a trasformare le parole in fatti, o almeno i fatti si realizzano troppo lentamente. Non so se è colpa del governo o della macchina statale male organizzata. Viaggiando tra Bologna e Roma vedo che i segni di una reale ripresa sono pochi. Consiglierei a Conte di fare una conferenza stampa in meno e una cena in più al ristorante con i suoi ministri. Il Paese ha bisogno di segni visibili di speranza”. Il leader delle Sardine riconosce che sta nascendo una questione sociale e c’è già, afferma con riferimento a Matteo Salvini, “chi si sta preparando a cavalcare il disagio e a riempire di nuovo la pancia delle persone con i sensazionalismi”. Ma “noi vogliamo radicare un’altra cultura”.