Violante: “Toghe rosse contro Salvini? No, lui ha pagato la sua arroganza”

Violante: "Toghe rosse contro Salvini? No, lui ha pagato la sua arroganza". L'ex presidente della Camera ritiene che la soluzione ai problemi del Csm sia che il Capo dello Stato elegga il suo vice

Violante: “Toghe rosse contro Salvini? No, lui ha pagato la sua arroganza”. “Le toghe rosse non c’entrano nulla” con le intercettazioni del caso Palamara. A dirlo è l’ex presidente della Camera ed ex magistrato Luciano Violante intervistato da Panorama. “Le dirò di più: la sinistra – assicura – non ha mai dominato la magistratura. Nei primi anni Cinquanta c’era il problema dell’attuazione costituzionale dell’ordinamento e l’obiettivo di una generazione di magistrati interamente formata contro il fascismo era proprio questo. C’era lo schieramento filo costituzionale e quello indifferente alla Costituzione”, racconta.

Violante: “Toghe rosse contro Salvini? No, lui ha pagato la sua arroganza”

“Questa contrapposizione – prosegue – è andata avanti nel tempo, con rotture rilevanti negli anni del terrorismo. Alcuni, come me, uscirono da Magistratura democratica perché sul terrorismo di sinistra aveva un atteggiamento ambiguo. Oggi resta il fatto che se un politico di destra viene inquisito pensa che il magistrato sia un avversario politico. Ma sono procedure di auto consolazione“.

Come vanno letti, quindi, lo ‘scontro’ in atto con Matteo Salvini e le lamentazioni di quest’ultimo? “Io credo che abbia dato fastidio una certa arroganza manifestata da Salvini. Le battute sul giudice di Agrigento, il suo atteggiamento un po’ guasconesco”, afferma Violante. Ma “è anche possibile che sia scattato un meccanismo di difesa del territorio perché un ministro era intervenuto su materie regolate solo dalla magistratura. Difficile cogliere dalle intercettazioni quale fosse il problema. L’allora vicepresidente del Csm Giovanni Legnini chiese espressamente ai colleghi togati, e non ai laici, di fare una nota scritta per appoggiare l’indagine sul sequestro della nave con i migranti”. E insomma per Violante “qui lo scontro è tra toghe e toghe. Matteo Salvini ha subìto. Non credo che quello scambio di battute infelici abbia ridotto i suoi consensi, ma capisco che possa sentirsi meno sereno”. Ma i problemi del correntismo nel Csm restano e l’unico modo per risolverli, argomenta Violante, è questo: “Il capo dello Stato dovrebbe scegliere il suo vice al Csm“.