Salvini vuole ancora citofonare. Stavolta all’Agenzia delle entrate

Salvini vuole ancora citofonare. Stavolta all'Agenzia delle entrate. Il leader della Lega parla al Qn delle prossime regionali

Salvini vuole ancora citofonare. Stavolta all’Agenzia delle entrate. “Sarà una campagna elettorale completamente diversa. Il virus ha cambiato lo scenario. Adesso l’emergenza è economica. Ci sono 8 milioni e mezzo di cartelle esattoriali già partite, con la gente che non può pagare. Noi proponiamo di far pagare solo un 20% in saldo e stralcio: gioverebbe anche allo Stato, che altrimenti non incasserebbe nulla”.

Salvini vuole ancora citofonare. Stavolta all’Agenzia delle entrate

Lo dice Matteo Salvini, intervistato dal direttore di Qn Michele Brambilla. E il leader della Lega aggiunge che “stavolta andrò a citofonare all’Agenzia delle Entrate“, sperando per lui che gli vada meglio di quanto non accadde in Emilia Romagna col presunto spacciatore. Sul dialogo con l’esecutivo, “la possibilità di collaborare con il governo l’abbiamo vista sul decreto scuola. Avevamo presentato, fra Camera e Senato, più di cinquanta proposte. Ce ne hanno accolte zero. A Berlusconi dico: per collaborare bisogna essere in due“. E però nel centrodestra la quadra sui nomi per le regionali non c’è. Sulla possibile corsa solitaria, “non voglio pensare che Berlusconi possa appoggiare un governo di centrosinistra o mettere in piedi qualcosa con Renzi. Quindi credo che il centrodestra sarà compatto”, dice Salvini. “Certo, sulle candidature chiedo di guardare avanti”, insiste. Quanto al calo nei consensi, secondo Salvini “solo noi siamo sempre in mezzo alla gente: nelle piazze, nei mercati, nelle fabbriche. Il lockdown ha penalizzato noi più di tutti. Ma abbiamo già segnali di inversione di tendenza. Swg dà la Lega al 32% nelle Marche e al 25% in Toscana. Con il centrodestra unito in netto vantaggio nelle Marche e vicino al centrosinistra in Toscana“. Infine, capitolo Sars-Cov-2 in Lombardia: “Il pm di Bergamo ha detto che la chiusura di Bergamo e Brescia spettava al governo. Ma io non do dell’assassino a Conte come qualcuno dà a Fontana. Noi abbiamo chiesto in parlamento una commissione d’inchiesta sulle responsabilità dei cinesi, che sono sempre più evidenti. Più che prendersela con la Regione Lombardia, bisognerebbe chiedere conto alla Cina“, sostiene.