“Via la regola del secondo mandato”, anche Appendino vuole il bis

"Via la regola del secondo mandato", anche Appendino vuole il bis. "Si voti su Rousseau, non siamo più quelli di 10 anni fa"

“Via la regola del secondo mandato”, anche Appendino vuole il bis. “Prima dei nomi e dei partiti vengono le idee e le cose da fare per la città. Come amministrazione abbiamo lavorato su alcune priorità, come la seconda linea della metropolitana, la mobilità sostenibile, l’ambiente, l’innovazione. E allora dico: chi ci sta a portare avanti questi temi?”. Beh, ci sarebbe il Pd con il quale il M5S governa a Roma. “Non è affatto detto che un’alleanza a livello nazionale vada riproposta anche nelle città”. Anche perché, com’è per Virginia Raggi, i dem probabilmente non appoggerebbero una prima cittadina della quale sono stati all’opposizione. Ma queste sono le parole del sindaco di Torino, Chiara Appendino, in un’intervista al Fatto Quotidiano a proposito delle amministrative nel capoluogo piemontese.

“Via la regola del secondo mandato”, anche Appendino vuole il bis

E appunto l’elefante nella stanza è il tetto del doppio mandato, che però Appendino, anche lei, rimuoverebbe: “Non posso che augurarmi che venga discusso in modo approfondito e poi votato sulla piattaforma Rousseau dagli iscritti. Di certo siamo cambiati molto rispetto a dieci anni fa, quindi è giusto che il M5S si interroghi su cosa fare da grande e su quale forma avere. Alcuni temi che ponevamo ormai sono superati” e “governando con il Pd stiamo portando a casa alcuni dei nostri temi”. Ma regole interne a parte, c’è il movimento: “Nel Nord il M5S è crollato, nelle urne e nei sondaggi”, rimarca.

A chi guida Torino non si può non chiedere di Fca che ha chiesto allo Stato di garantire gran parte dei 6,3 miliardi di prestito richiesti in banca. E si tratta di un’azienda che ha sede fiscale fuori dell’Italia. Su questo Appendino si mostra però pragmatica: “C’è un tema che riguarda il dumping fiscale in Europa, e l’esigenza di una fiscalità europea. Ma questa è un’altra vicenda. La Fca impiega tante persone in Italia e a Torino. Il prestito può permetterle di continuare a operare nel nostro Paese, garantendo piena occupazione come le ha chiesto il governo. Mi pare strumentale porre il nodo della sede visto che lo si sapeva da anni“.