Mattarella: “Ci serve più Europa per superare la crisi da coronavirus”

Mattarella: "Ci serve più Ue per superare la crisi da coronavirus". Il discorso del Capo dello Stato in occasione del 9 maggio, festa dell'Europa

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Sergio Mattarella

Mattarella: “Ci serve più Europa per superare la crisi da coronavirus”. L’Europa è un “destino comune” che in quanto tale non può che rinforzarsi fronteggiando l’attuale crisi causata dalla pandemia di coronavirus. La convinzione è stata espressa dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della Festa dell’Europa, che si celebra il 9 maggio di ogni anno. Come dopo la Seconda guerra mondiale così dopo il Covid-19, dunque.

Mattarella: “Ci serve più Europa per superare la crisi da coronavirus”

“Il 9 maggio 1950, Robert Schuman, uno dei padri dell’Europa, in una dichiarazione divenuta celebre, immaginava – ha sottolineato il capo dello Stato nella sua dichiarazione – un continente unito sul piano economico e – in prospettiva – sul piano politico, per superare la pesante eredità della guerra e come punto di partenza di un ambizioso processo di integrazione fra Paesi. Il cammino dell’Unione europea – ha ricordato Mattarella – è passato attraverso fasi di fiducia e periodi di difficoltà, ma non venendo mai meno alla sua fondamentale promessa di pace, stabilità e prosperità per i popoli europei. La visione di una generazione di intellettuali e uomini politici che per il bene comune della famiglia europea seppe superare divisioni antiche – ha aggiunto – ci deve sostenere anche nelle attuali difficili circostanze. Ci troviamo di fronte – ha detto ancora il capo dello Stato – a una sfida che non ha precedenti per ampiezza e profondità, e dobbiamo saper dare risposte all’altezza di quella lungimiranza che, ancor oggi, rappresenta il patrimonio più prezioso che i Padri fondatori ci hanno lasciato in eredità”.

Secondo Mattarella insomma oggi “non è in gioco soltanto la risposta alla crisi epidemica, ma si tratta di un banco di prova fondamentale per il futuro dei nostri popoli e per la stessa stabilità del continente”. Ma, ha rivendicato, “il progetto europeo ha saputo dimostrare l’elasticità e la resilienza necessarie a propiziare fondamentali e positivi cambiamenti. E’ ora la volta, ineludibile, del rafforzamento della solidarietà politica dell’Unione”. Qundi, di fatto, un percorso propeduetico a un incremento nell’integrazione che, per quanto complicato da immaginare oggi, molti continuano ad invocare. Tant’è che “solo più Europa – ha proseguito – permetterà di affrontare in modo più efficace la pandemia – sfida di dimensioni realmente globali – sul piano della ricerca e della assunzione di misure per la difesa della salute e sul piano della ripresa economica e sociale. Saremmo tutti più in difficoltà se non potessimo disporre di quella necessaria rete di condivisione che lega i nostri popoli attraverso le istituzioni comuni. Avvertiamo tutti la responsabilità di unirci nel sostegno alle vigorose misure di risposta alla crisi e alle sue conseguenze. Alle misure già decise e a quelle ancora da assumere. Il cammino europeo – ha aggiunto – ha prodotto enormi progressi, in questi settant’anni, verso quella ‘fusione di interessi necessari all’instaurazione di una comunità economica’ immaginata da Schuman. Ora l’emergenza in corso non fa che confermare – ha sostentuto ancora l’inquilino del Quirinale – l’urgenza di rispondere alle istanze di cambiamento espresse dai cittadini europei, per sviluppare ancora di più il ‘fermento di una comunità più profonda. Tessere le fila del nostro destino comune è un dovere al quale non possiamo sottrarci”, ha concluso il presidente.