La Corte costituzionale tedesca dice sì al Qe della Bce. Ma c’è un ma…

La Corte costituzionale tedesca dice sì al Qe della Bce: "E' legale". Ma rileva "violazioni" da parte del governo di Berlino nel non aver adeguatamente impegnato Francoforte sull'attuazione dei programmi di acquisti

La Corte costituzionale tedesca dice sì al Qe della Bce. Ma c’è un ma… E’ un ‘sì, ma…” con allegato un ammonimento al governo Merkel quello prodotto dalla Corte Costituzionale tedesca, che doveva decidere sulla legittimità del Pspp, il piano di acquisti lanciato ai tempi di Mario Draghi dalla Banca Centrale Europea. La corte di Karlsruhe si limita ad accogliere le decisioni in merito della Corte di Giustizia europea, prendendo atto che il programma “non viola il divieto di finanziamento monetario” degli Stati membri. Nel giudizio odierno – che, viene spiegato, non ha a che vedere con le misure adottate nell’emergenza sanitaria – la Corte addebita tuttavia responsabilità non leggere al governo e al Parlamento tedesco, chiamati ad adottare misure contro il Pspp.

La Corte costituzionale tedesca dice sì al Qe della Bce. Ma c’è un ma…

Il Programma di acquisti – rimarcano i giudici tedeschi – è una scelta della Bce ‘ultra vires’, cioè “al di là dei poteri” della banca centrale. Ma, si aggiunge, visto che i trattati assegnano alla Corte europea il mandato di interpretare l’applicazione delle misure, bisogna rispettare la decisione di legittimità presa a suo tempo da quest’ultima. Anche perché “se ogni stato invocasse l’autorità di decidere della validità di atti dell’Ue, questo ne minerebbe la applicazione uniforme”.

Sicché “in linea di principio – ragionano i giudici di Karlsruhe – alcune tensioni sono inerenti al progetto dell’Unione europea” e quindi “devono essere risolte in modo cooperativo, in linea con lo spirito dell’integrazione europea e mitigati attraverso il rispetto e la comprensione reciproci. Ciò riflette la natura dell’Unione europea, che si basa sulla cooperazione multilivello di Stati sovrani, costituzioni, amministrazioni e tribunali”. D’altra parte, è pur vero, dicono, che “la valutazione della Corte Europea di Giustizia non soddisfa i criteri di una revisione comprensibile” sull’effettivo rispetto da parte della Bce dei confini del proprio mandato. Anzi, è l’obiezione, “contraddice l’approccio metodologico adottato dalla Cgue praticamente in tutti gli altri settori del diritto dell’Ue”. Per i giudici tedeschi, insomma, un programma di acquisti di titoli di stato, come il Pspp, “che ha significativi effetti di politica economica richiede che gli obiettivi di politica monetaria del programma e gli effetti di politica economica siano identificati, ponderati ed equilibrati l’uno rispetto all’altro“. Altrimenti, “perseguendo incondizionatamente l’obiettivo di politica monetaria del Programma – raggiungere tassi di inflazione inferiori, ma prossimi al 2% – e ignorando i suoi effetti di politica economica, la Bce ignora palesemente il principio di proporzionalità” e le sue “decisioni controverse eccedono il mandato di politica monetaria” proprio dell’Eurotower. Secondo la Corte “non è possibile determinare se il Pspp violi” la Costituzione tedesca o la responsabilità di bilancio del Bundestag, anche perché “non prevede un regime di condivisione dei rischi” fra la Bce e le singole banche centrali “che sarebbe anche inammissibile”. E però, ecco l’avvertimento dei giudici costituzionali tedeschi, “sulla base della loro responsabilità, il governo federale e il Bundestag tedesco hanno il dovere di adottare misure attive contro il Pspp nella sua forma attuale“. Parole pesanti che rischiano di regalare grane alla cancelliera Merkel proprio mentre Berlino è chiamata a uno sforzo di solidarietà economica verso i partner europei piagati dalla pandemia.