Vestager, assist all’Italia: “La Ue dia sovvenzioni oltre ai prestiti”

Vestager, assist all'Italia: "La Ue dia sovvenzioni oltre ai prestiti". La vicepresidente esecutiva danese della Commissione lo dice al Messaggero

Vestager, assist all'Italia:
Margrethe Vestager

Vestager, assist all’Italia: “La Ue dia sovvenzioni oltre ai prestiti”. “Occorrono strumenti finanziari innovativi, occorre solidarietà”, dichiara in un’intervista al Messaggero Margrethe Vestager, una dei tre vicepresidenti esecutivi della Commissione europea e responsabile della concorrenza, spiegando che solo i prestiti a suo avviso non sono abbastanza. “La crisi attuale è completamente diversa dalla crisi finanziaria di dieci anni fa, qui non c’è nessuno da incolpare, tutti devono fronteggiare l’impatto del coronavirus. E’ proprio questo a rendere necessario il ricorso a strumenti nuovi basati sul bilancio Ue, che è il perno della redistribuzione per eccellenza tra settori, tra Stati. Sottoposto a controllo parlamentare, con un sistema di pesi e contrappesi (checks and balances)“.

Vestager, assist all’Italia: “La Ue dia sovvenzioni oltre ai prestiti”

Vestager sottolinea “che non possiamo avere una Unione solo quando splende il sole, fondata unicamente sul mercato, dobbiamo averla anche quando c’è bisogno che i vicini realmente ti aiutino, l’ aiuto deve esserci. E’ in gioco il futuro della Ue”. Sul Recovery Fund, Vestager dice che l’ esecutivo europeo ha accelerato il lavoro come sulla nuova versione del bilancio Ue 2021-2027 che sarà il perno della risposta anticrisi. Non sono ancora definiti dimensioni finanziarie, scopi del nuovo fondo Ue, durata. Tutto dovrà essere negoziato e non sarà facile, partendo dalla scelta se l’operazione sarà fatta più con prestiti a lunghissimo termine e a tassi molto bassi agli Stati o con sovvenzioni (prestiti ma a fondo perduto).

Ma non entra nello specifico delle cifre, Vestager: “Il volume del fondo è ancora in discussione, ora stiamo facendo il punto sulle necessità. Una cosa alla quale starei attenta a non fare è dire: abbiamo bisogno di questa o quella modalità di finanziamento del Recovery Fund o se non c’è esattamente un numero o l’altro tutto è perduto. Di certo occorre uno strumento innovativo che possa funzionare per finanziare la ripresa. Il nostro focus è sostenere gli Stati ad agire per rilanciare l’economia. La scelta è usare diversi strumenti finanziari per dare volume al Recovery Fund”. Sul fatto che per l’intervento pubblico a sostegno delle imprese ci siano preoccupazioni perché gli Stati con maggiore spazio fiscale possono largheggiare, gli altri no, osserva: “Sono preoccupazioni giustificate anche in tempi normali, figuriamoci adesso. Occorre basarsi su un principio: gli aiuti di Stato alle imprese devono essere proporzionati alla situazione di crisi. Poi ci aiuta l’operazione con il bilancio Ue, che permetterà agli Stati in maggiore difficoltà di intervenire allo stesso modo degli altri”.