Mes, Di Maio chiede “pragmatismo” ma punta ancora sul Recovery Fund

Mes, Di Maio chiede "pragmatismo" ma punta ancora sul Recovery Fund. Il ministro degli Esteri lo dice a La Stampa

Mes, Di Maio chiede “pragmatismo” ma punta ancora sul Recovery Fund. ”Conte ha ragione, ora gli aspetti da considerare sono due: la quantità dei soldi e i tempi sul Recovery, il che significa che la partita è ancora aperta. Non facciamo l’errore di pensare di aver già vinto in Europa”, dice il ministro degli Esteri Luigi Di Maio intervistato da ‘La Stampa’, e aggiunge che sul Mes ”bisogna essere pragmatici. Abbiamo da una parte, chi tifa contro l’Italia e io lo trovo sconcertante. Dall’altra abbiamo chi considera il Mes la salvezza nazionale. Non è vero neanche questo. Questa – prosegue il titolare della Farnesina – è la partita della vita per noi. E non è ancora finita. Anzi, è appena iniziata”. Benvenuti sulla terra.

Le previsioni sono negative per tutti i Paesi colpiti. Noi abbiamo un alto debito pubblico, ma l’obiettivo è uno: rimettere in moto il Paese. Il fallimento non è una opzione. Le nostre imprese devono ripartire, i lavoratori devono mantenere la loro occupazione, le famiglie devono vivere tranquille. – continua Di Maio – All’Europa abbiamo ricordato che ogni Paese è legato al destino dell’altro e che nessuno ha colpe per questa pandemia. Non siamo davanti alla crisi del 2008. L’Italia ha già pagato un prezzo altissimo con i suoi morti, sarebbe ingiusto aggiungere carichi ulteriori”.

Mes, Di Maio chiede “pragmatismo” ma punta ancora sul Recovery Fund

Di Maio sostiene poi che “un finanziamento a fondo perduto non significa soldi regalati. Significa entrare in un circuito in cui le risorse finanziarie della Commissione vanno comunque restituite. Francia, Spagna e Portogallo sono sulla stessa posizione. Stiamo solo chiedendo una forma concreta di solidarietà. Qui si tratta di individuare un piano finanziario che permetta di non aumentare i divari tra Paesi e di fare ripartire tutti insieme il più rapidamente possibile. Se proprio vuole, è un regalo che l’Europa fa a se stessa”.