Capuozzo su Feltri: “Sud inferiore? Fesserie, ma non fatevi ‘arruolare'”

Capuozzo su Feltri: "Sud inferiore? Fesserie, ma non fatevi 'arruolare'". Gli italiani evitino "una battaglia elettorale dove contano i voti", scrive il giornalista

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Toni Capuozzo

Capuozzo su Feltri: “Sud inferiore? Fesserie, ma non fatevi ‘arruolare'”. “Vedo una sollevazione social contro Vittorio Feltri, che in televisione ha detto – non l’ho visto, ma tengo fede ai resoconti che ‘i meridionali non hanno un complesso di inferiorità, sono inferiori’. Una fesseria, che forse è stata detta perché ci crede davvero, forse perchè bisogna spararle grosse per fare notizia, forse perché crede di reagire così agli attacchi contro la Lombardia“, scrive sulla sua pagina Facebook il giornalista Mediaset Toni Capuozzo. “E’ una fesseria perché la cultura italiana è intrisa di cultura meridionale. Perché lo sviluppo del nord è sudato dal lavoro anche meridionale. Perché tante delle migliori professionalità del sud contribuiscono a fare grande il nord. Non lo dico perché mio genero, che da due mesi incontro dietro a un vetro, è in Lombardia un giovane primario di terapia intensiva di origine calabrese. Lo dico perché io sono di origine napoletana, e ho provato sulla mia pelle il sospetto, la commiserazione degli altri, e perfino la rassegnazione di noi terroni”, continua.

Capuozzo su Feltri: “Sud inferiore? Fesserie, ma non fatevi ‘arruolare'”

Per poi aggiungere, disvelando una certa abusata battaglia rituale orchestrata dalla politica, che “è per questo che mi permetto di dirvi non dall’alto, ma dal basso, cari compaesani terroni, e cari compaesani polentoni, che vi stanno tirando dentro una battaglia inutile. Che quando cercano di reclutarmi a un battaglia tra nord e sud, destra e sinistra, mi sembra di essere chiamato alla leva: cose del secolo scorso, davanti a pandemie e mutamenti climatici. Una battaglia elettorale dove contano i voti, quelli di chi ha il potere e quelli di chi vuole averlo. E non la battaglia che dovremmo affrontare tutti insieme per ripartire”. Strumentalizzazioni che, come in patria, sono utilizzate anche quando si guarda fuori: “Succede anche a Bruxelles. Dove non è il giorno della verità. Dalla riunione di oggi uscirà l’idea del Recovery Fund, o Fondo de Recuperaciòn, perché l’hanno proposto gli spagnoli. L’idea, perché la pratica richiederà tempo: quanto soldi di prestiti e quanti a fondo perduto, quali settori andranno a finanziare e quali strumenti per farlo. Temporeggiare vuol dire che la pratica partirà non prima dell’anno prossimo. E così quei 30 miliardi e passa del Mes ‘senza condizioni’ diventeranno i soldi sporchi e maledetti ma subito, che l’ l’Italia sarebbe sciocca a respingere. – prosegue Capuozzo – E ognuno, di ritorno, vi venderà la sua campagna vittoriosa: ci siamo fatti rispettare. No, hanno tradito. E’ un Mes travestito. Il Recovery Fund è il rilancio dell’Europa. E’ la sua fine. Lo avete già sentito? Si, è lo spettacolo del dopoelezioni, quando hanno vinto tutti“.

E anche questa messiniscena sulla Ue che va avanti da settimane viene desacralizzata da Capuozzo: “E sta lì, il peccato originale della confusione ferita e allegra con cui andiamo a ricominciare. Non sta nelle incertezze dell’inizio, la fase 1,nè nella minacciose e necessarie app che inaugurano la fase 2. Non sta nella rivoluzione di un sud sano e di un nord infetto. Ci siamo presentati a Bruxelles divisi, sia le forze di governo che le forze di opposizione: voi prestereste soldi alla ditta di due soci che litigano fin sotto allo sportello? Abbiamo fatto la figura di chi ha fatto festa fino a ieri sera, e si presenta al colloquio di lavoro con il mal di testa, ma alzando la voce, e la fama di non essere uno che onora i debiti: siamo tutti meridionali di qualcun altro. L’Europa non è il Paradiso terrestre, ma il peccato originale è stato commesso sotto casa: l’emergenza è stata affrontata come una campagna elettorale. Ancora oggi i 5 Stelle devono smarcarsi dal bacio della morte europeista del Pd, e Forza Italia deve ambire a essere la voce responsabile dei moderati”. Quando, afferma il giornalista, un momento del genere avrebbe dovuto essere affrontato con un’unità d’intenti tra maggioranza e opposizione. E invece. “Non si pretende la pace, no, e del resto la vendita di colombe, a Pasqua, è calata del 37,6%. Ma una tregua sì. E se non la rispettano i politici, non facciamoci tirare dentro dagli arruffapopolo, istigati a farla tra di noi, pur di confondere le acque, e distrarci dai piccoli problemi veri: che io sappia le mascherine obbligatorie costano troppo da Aosta ad Agrigento. E il lavoro, la sicurezza, la salute, il benessere, il futuro dei giovani, la libertà, non hanno accento. Poi, che San Gennaro sia stato più efficace di Sant’Ambrogio, bisogna ammettere che è vero”, conclude.