Zaia: “4 maggio non è la liberazione, ma inizio della convivenza”

I dati in Veneto confermano la ripresa, ma il Governatore invita a non allentare la presa

Zaia
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Si avvicina un giorno cruciale per il destino del nostro Paese, quello in cui termineranno le misure restrittive attualmente in vigore. Quasi sicuramente quel momento porterà all’inizio della cosiddetta “Fase 2“, anche se questo non comporterà un ritorno totale alla normalità, ma solo in modo graduale. Su questo è concorde anche Luca Zaia, presidente del Veneto, uno dei tra i fautori della necessità di ridurre i sacrifici portati avanti dai cittadini in queste settimane: “Il 4 maggio non sarà la festa della liberazione ma l’inizio della fase di convivenza con il virus”.

Il bollettino di oggi continua a confermare la “tendenza in discesa che è ormai consolidata, con un calo dei ricoverati anche in terapia intensiva” – sono le parole delGovernatore in conferenza stampa. Infatti secondo il bollettino della Regione diffuso oggi continuano a scendere i ricoverati in terapia intensiva, che conta 177 persone ancora oggi in ospedale (- 3) a fronte di 16.404 contagiati all’inizio dell’emergenza (277 in più di ieri). In totale i decessi sono 1.154 (33 quelli avvenuti nelle strutture sanitarie da ieri ). E per questo Zaia ha ammonito “non possiamo però abbassare la guardia “.

Zaia pronto ad aumentare i tamponi

Il Veneto è stata una delle prime regioni a essere state colpite dall’emergenza (proprio a Vo’ c’è stata la prima vittima italian), ma Zaia ha saputo fronteggiare al meglio la situazione cercando di inviduare le zone in cui ci fossero i focolai. E anche nel prossimo futuro sembra pronto a seguire questa strada.

Per il prossimo autunno aumenteremo i tamponi – ha detto ancora Zaia-. Cosa riferei? Sicuramente i tamponi a Vò. Anche se siamo in un Paese nel quale è più facile andare nei guai se fai qualcosa per il bene delle tua gente che se non fai niente. La tragedia dovrebbe insegnarci a non vedere ladri dappertutto” – sono le sue parole a Il Gazzettino a due mesi dall’inizio dell’epidemia di Covid 19 con i primi due casi rilevati a Vò il 21 febbraio scorso. E Zaia spiega di riferirsi “ad alcuni comportamenti di rappresentanti delle istituzioni: gli attacchi per i tamponi, le allusioni a commissariare la sanità, sono imbarazzanti. Per fortuna, tra istituzioni, con responsabilità, si è fatto gioco di squadra”.

Cosa ci attende nei prossimi mesi?

Negli ultimi giorni non sono mancate le polemiche dettate dall’utilizzo dell’app “Immuni” su cui il governo vorrebbe puntare nella cosiddetta “Fase 2”, soprattutto da parte di chi ritiene che questo potrebbe mettere a rischio la nostra privacy. Ma su questo aspetto il presidente del Veneto ha le idee chiare: “L’ alternativa all’applicazione è mettersi sulla porta dell’ospedale e aspettare che arrivino i malati. Mutuiamo l’esperienza già fatta in Cina ed in Corea. Mi rifaccio alle dichiarazioni dei tecnici, che scrivono che l’app funziona solo se almeno il 60% della popolazione la usa. Per questo se fosse individuata un’applicazione a livello nazionale per me dovrebbe essere resa obbligatoria”.

Il lavoro di ricerca nel frattempo prosegue: “A Vo’dopo i due campionamenti, la Regione Veneto fa partire la fase 3 con un nuovo studio nella stessa località euganea – sono le parole di Zaia e del virologo Andrea Crisanti -. Lo studio vuole capire cosa succede quando si trasmette il virus da un individuo all’altro – ha spiegato Crisanti – ma vogliamo anche studiare la genetica di tutti gli abitanti di Vo'”.

Per questo progetto “molto costoso”, ha aggiunto, sono stati ricevuti “finanziamenti nazionali e internazionali”