Coronavirus, Urso: “Perché Di Maio non fa domande alla Cina?”

Coronavirus, Urso: "Perché Di Maio non fa domande alla Cina?". Il presidente del Copasir aggiunge: Germania, Francia, Usa e Australia l'hanno fatto, non è che Pechino è troppo influente da noi?

Bonafede, Urso:
Adolfo Urso

Coronavirus, Urso: “Perché Di Maio non fa domande alla Cina?”. “Ieri persino la Merkel ha chiesto spiegazioni al governo cinese su come sia nato questo virus e perché sia stato dato un tardivo allarme al mondo. Lo avevano fatto già Trump, Macron, il premier australiano… l’Italia, che è la principale vittima, mi sembra strano che non abbia chiesto a sua volta chiarimenti ufficiali al governo cinese. Questo può significare che non si vuole disturbare il manovratore magari perché esso è già oggi fin troppo influente nel nostro Paese”. Lo dice il senatore Adolfo Urso (Fdi), vicepresidente del Copasir, a 24Mattino di Simone Spetia e Maria Latella su Radio 24. Sull’ipotesi di convocare il ministro degli Esteri Luigi Di Maio sulla questione aggiunge: “Di Maio già doveva venire, poi la convocazione è stata rinviata di giorno in giorno. Io credo che sia necessario, e domani ne parlerò esplicitamente nella riunione del comitato presieduto da Volpi, chiedere di accertare come sia accaduto tutto ciò e perché il nostro governo, a differenza di altri, non agisca per avere chiarezza“.

Coronavirus, Urso: “Perché Di Maio non fa domande alla Cina?”

Rispetto alla golden power per aziende intraeuropee, Urso dichiara: “Non si tratta soltanto di attori stranieri fuori dall’Ue, non è soltanto la Cina o i fondi asiatici e islamici. Nel recente provvedimento del governo, che personalmente ho sollecitato ripetutamente e con me l’intero Copasir, si prevede in via emergenziale che la golden power oltre che essere estesa ai settori bancari e assicurativi e alla filiera alimentare e sanitaria, riguardasse anche soggetti dell’Ue che possono approfittare della debolezza delle imprese italiane per appropriarsene”.

Poi spiega: “Come emerge dalle relazioni pubbliche è evidente a tutti che già alcuni Paesi e le loro aziende hanno approfittato della recessione del 2008 per appropriarsi di settori strategici del nostro Paese. Persino la Commissione Europea con le linee guida sugli investimenti esteri ha consigliato agli Stati dell’Unione Europea di elevare gli scudi, la golden power anche nei confronti di aziende intraeuropee“.