Minniti: “Regolizzare i migranti, questione di sicurezza”

Minniti: "Regolizzare i migranti, questione di sicurezza". Ma ora chiudere i porti era inevitabile, aggiunge l'ex ministro dell'Interno

Minniti:
Marco Minniti

Minniti: “Regolizzare i migranti, questione di sicurezza”. “All’Italia ora serve regolarizzare gli immigrati. Solo così difendiamo tutti”. Così l’ex ministro dell’Interno Marco Minniti su la Repubblica sottolineando che nella lotta al virus non possono esserci fantasmi senza identità sui territori, ma aggiungendo che lo stop agli sbarchi è inevitabile. “Un paese che lotta contro il coronavirus non può avere sul proprio territorio persone che sono fantasmi senza identità, irrintracciabili, che vivono in baraccopoli illegali potenziale focolaio di epidemia – osserva – non è agli stranieri che facciamo un favore regolarizzandoli, ma all’Italia perché ne va della salute pubblica“.

Sull’emergenza economica crede che “il rischio è che con la pandemia si rompa qualcosa di molto profondo nel tessuto connettivo del nostro Paese. Dobbiamo prevedere la perdita di lavoro. Un abbassamento rapido del tenore di vita per milioni di persone”. Sugli immigrati in agricoltura “penso ci voglia un grande patto in tre tappe: lotta contro il caporalato, contratti di lavoro regolari, permesso di soggiorno. Non c’ è solo il problema della stagione di raccolti. Non si può ragionare con gli schemi del passato. Abbiamo bisogno urgente di una legge sull’immigrazione che gestisca attraverso la nostra rete diplomatica gli ingressi regolari dai paesi di provenienza”. Ma quanto alla chiusura dei porti “condivido le scelte del governo”.

Minniti: “Regolizzare i migranti, questione di sicurezza”

E attenzione, afferma, perché “le mafie sono pronte a sostituirsi allo Stato davanti a una sua eventuale assenza. Inoltre non è pensabile che non ci sia il presidio dell’ Autorità anti corruzione, ci vuole un presidente”. Alla domanda del ‘suo’ patto con la Libia, Minniti risponde che “quell’accordo consentì di contrastare i trafficanti, riportare l’Onu in Libia” ma che “dopo” sono arrivati la Turchia e la Russia, e “una Libia che somiglia ogni giorno di più alla Siria”.