Coronabond, Letta: “Con asse con Parigi-Madrid ce la faremo”

Coronabond, Letta: "Facciamo asse con Parigi-Madrid e ce la faremo". L'ex premier dice di capire che i tedeschi non vogliano accollarsi il nostro debito: "Colpa anche di misure scellerate come quota 100"

Coronabond, Letta: “Facciamo asse con Parigi-Madrid e ce la faremo”. “Piantando ciascuno le sue bandierine non se ne esce: Mes ed Eurobond sono misure che possono essere rese compatibili, se adattate a una fase senza precedenti come questa“, dice Enrico Letta in un’intervista ad Avvenire. L’ex presidente del Consiglio, che da cinque anni vive prevalentemente a Parigi dove dirige la Scuola di politica da lui stesso fondata, ritiene che l’Italia debba rafforzare l’asse con Francia e Spagna. Lo stesso che portò all’elezione di Mario Draghi alla Bce – ricorda – con allora un ruolo attivo svolto in tal senso dal governo Berlusconi.

Coronabond, Letta: “Facciamo asse con Parigi-Madrid e ce la faremo”

Ma paghiamo anche misure scellerate come Quota 100 che hanno minato la nostra affidabilità in Europa“, sottolinea Letta per il quale “le bandierine da togliere di mezzo sono due. Da un lato la mutualizzazione del debito, che i tedeschi non accettano, nel timore di doversi accollare il nostro debito pregresso. In fondo è comprensibile, anche noi al loro posto avremmo delle perplessità. D’altra parte il nostro tabù è il Mes, che vuol dire la Trojka, un cappio al collo modello Grecia”.

“Lo strumento finanziario che abbiamo previsto ottiene questi due risultati: i tedeschi non si accollano il nostro debito pregresso, ma per noi non deve esserci il cappio di condizioni imposte, alla greca. Dobbiamo passare fra queste Scilla e Cariddi. Se urtiamo uno di questi due scogli affondiamo tutti. Sapendo che noi siamo quelli che rischiamo di più, per via del nostro debito. Di una misura del genere abbiamo bisogno come l’aria, quindi non possiamo farne un problema di nomi. Un’eventuale rottura per noi sarebbe letale, per via delle scelte avventate del passato, anche recente“, insiste l’ex premier.

“Come accadde sulla nomina di Draghi, Roma, Parigi e Madrid debbono fare asse. Fu un passaggio chiave per la successione a Trichet gestito da Berlusconi, va dato atto, con Sarkozy e Rajoy. Restando uniti si potrà oggi costringere, o meglio consentire, alla Merkel di resistere a spinte intransigenti interne che un’europeista come lei neppure condivide, in fondo”, prosegue e a proposito del ruolo delle opposizioni conclude: “L’uscita dall’euro non la chiede più nessun leader europeo, nemmeno Le Pen. Un leader dell’opposizione che dice certe cose si auto-emargina, oltre a fare un danno alla credibilità dell’Italia. Mi aspetto una chiara presa di posizione da Tajani e Berlusconi, ma anche dalla Lega se aspira a guidare questo Paese. Serve un Paese unito attorno a Mattarella. Che può aiutarci anche a riannodare i fili con la Germania”.