Corte Giustizia Ue dà torto ai ‘Visegrad’: non potevano rifiutare migranti da Grecia e Italia

Corte Giustizia Ue dà torto ai 'Visegrad': non potevano rifiutare migranti da Grecia e Italia. La sentenza è relativa a un ricorso dela commissione contro Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria

Corte Giustizia Ue dà torto ai 'Visegrad': non potevano rifiutare migranti da Grecia e Italia
Viktor Orban

Corte Giustizia Ue dà torto ai ‘Visegrad’: non potevano rifiutare migranti da Grecia e Italia. Ungheria, Polonia e Repubblica Ceca hanno violato gli obblighi previsti dal diritto Ue, quando hanno rifiutato di partecipare al meccanismo di ricollocazione dei richiedenti asilo. Lo stabilisce la Corte di Giustizia dell’Ue, nella sentenza relativa alle cause che vedono la Commissione Europea opposta ai tre Stati membri. Per i giudici di Lussemburgo Varsavia, Praga e Budapest “non possono invocare né le loro responsabilità in materia di mantenimento dell’ordine pubblico e di salvaguardia della sicurezza interna né il presunto malfunzionamento del meccanismo di ricollocazione” per sottrarsi all’esecuzione dello stesso.

Corte Giustizia Ue dà torto ai ‘Visegrad’: non potevano rifiutare migranti da Grecia e Italia

La Corte ha deciso su tre ricorsi per inadempimento della Commissione Europea nei confronti dei tre Paesi, dando a questi ultimi torto su tutta la linea. I giudici hanno riscontrato l’esistenza di un inadempimento, da parte dei tre Stati membri, di una decisione del Consiglio che nel 2015 prevedeva la ricollocazione obbligatoria dalla Grecia e dall’Italia, di 120mila richiedenti protezione internazionale verso gli altri Stati membri dell’Unione.

La Corte ha anche constatato che la Polonia e la Repubblica Ceca sono venute meno agli obblighi previsti da una decisione del Consiglio sulla ricollocazione, in questo caso volontaria, dalla Grecia e dall’Italia, di 40mila richiedenti protezione internazionale verso gli altri Stati membri dell’Unione. L’Ungheria, invece, non era vincolata da quest’ultima decisione. Quando la Corte constata un inadempimento, lo Stato membro interessato deve conformarsi alla sentenza “senza indugio”. La Commissione, se ritiene che lo Stato membro non si sia conformato alla sentenza, può proporre un altro ricorso chiedendo sanzioni pecuniarie.  In caso di mancata comunicazione delle misure di attuazione di una direttiva alla Commissione, su domanda di quest’ultima, la Corte di Giustizia può infliggere sanzioni pecuniarie, al momento della prima sentenza.