Eurobond, la Bild risponde a Calenda: “Irritante il riferimento ai debiti tedeschi”

Eurobond, la Bild risponde a Calenda: "Irritante il riferimento ai debiti tedeschi". Il tabloid ricorda poi il sentimento anti-tedesco che monta in Italia

Eurobond, la Bild risponde a Calenda: “Irritante il riferimento ai debiti tedeschi”. Arriva dal quotidiano tedesco Bild Zeitung la prima risposta all’appello alla Germania lanciato da Carlo Calenda e da alcuni sindaci e presidenti di regione (Sala, Toti, Bonaccini, Brugnaro e altri) apparso ieri mattina su una pagina a pagamento sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung. Ma forse Calenda e gli altri firmatari non hanno scelto l’argomento più adatto a far nascere un moto di vicinanza in virtù del quale il governo Merkel cambiasse idea sugli eurobond. La replica pubblicata online sul tabloid popolare definisce infatti “irritante” l’aver richiamato il condono dei debiti di guerra tedeschi da parte di 21 paesi nell’ambito dell’accordo di Londra del 1953.

Eurobond, la Bild risponde a Calenda: “Irritante il riferimento ai debiti tedeschi”

Opinione che, in effetti, è condivisa anche da alcuni commentatori italiani, stando almeno a quel che si legge sull’account twitter di Calenda. Il titolo dell’articolo sulla Bild è infatti questo: “Un annuncio pubblicitario a tutta pagina sulla Faz ci ricorda i nostri debiti del conflitto mondiale”.

In modo non sorprendente, il pezzo sottolinea poi “con amarezza” che “in Italia, dove l’epidemia colpisce al momento nel modo più micidiale, si alimentano risentimenti anti-tedeschi”. E che benché “la Germania abbia nel frattempo fornito 73 letti di terapia intensiva per pazienti italiani affetti da Coronavirus e non sia per nulla categoricamente contraria a dare miliardi di aiuti ai paesi più colpiti (punto si cui i ministri delle finanze Ue negozieranno il 7 aprile), il governo federale è in parte di quello italiano, della politica e dei media messo sulla gogna per presunta avarizia”. E insomma forse non è della pur legittima risposta di un tabloid che bisogna preoccuparsi, ma tant’è.