Boldrin: perché non vanno chiuse le fabbriche e le attività

Boldrin: perché non vanno chiuse le fabbriche e le attività. Non possiamo rimanere blindati a tempo indeterminato pena insopportabili conseguenze economiche, spiega l'economista

Boldrin: perché non vanno chiuse le fabbriche e le attività
Michele Boldrin

Boldrin: perché non vanno chiuse le fabbriche e le attività. “L’opposizione alla ‘chiusura totale’ dell’attività produttiva e la richiesta di una sua riapertura calibrata e regolata, fra una o due settimane, si fonda su alcune osservazioni empiriche oramai robuste e su alcuni semplici passaggi logici. Oltre, ovviamente, all’adozione di politiche completamente diverse dalle attuali, infatti opposte”. Lo scrive sul suo account Fb l’economista Michele Boldrin, professore alla Washington University di St. Louis a proposito dell’ultimo Dpcm di Giuseppe Conte che dovrebbe dare un’ulteriore stretta all’attività economica nell’ottica del contenimento del contagio da coronavirus. Scelta fortemente invocata dai sindacati e avversata dagli industriali.

Boldrin: perché non vanno chiuse le fabbriche e le attività

“Non stato di polizia che chiude, proibisce e punisce ma stato che informa, supporta ed ausilia le persone contagiate o a maggior rischio”, continua Boldrin. Che precisa che la sua idea “non porta alla ‘totale normalità’ ma è una procedura fattibile che permette di salvare quasi tutta la capra e buona parte dei cavoli. Ha un costo sociale che va finanziato ma che è molto inferiore a quello enorme che sopportiamo ora e che, seguendo le politiche adottate sino ad ora, non ha alcun sbocco credibile nei prossimi mesi. Tutto perfetto? No! Ma o ben si ragiona lungo queste linee e si migliora il piano per poi implementarlo su scala nazionale o la luce alla fine del tunnel non appare a meno che non si accetti di rimanere ‘locked down’ a tempo indeterminato. E questo l’Italia non può certo permetterselo”, per le conseguenze economiche che comporterebbe, spiega.