I sindacati minacciano sciopero generale: “Troppe attività aperte”

I sindacati minacciano sciopero generale: "Troppe attività aperte" nel decreto Conte rispetto a quelle concordate sabato

I sindacati minacciano sciopero generale:
Una manifestazione sindacale - foto da Fb Uil Piemonte

I sindacati minacciano sciopero generale: “Troppe attività aperte”. Non è facile la vita dell’ultimo decreto sul lockdown prodotto dal governo, alla continua ricerca di un punto di equilibrio tra salute ed economia, e tra le richieste delle diverse categorie (particolarmente divergenti nel caso dei sindacati e di Confindustria), che probabilmente non c’è. Ieri hanno aspettato di leggere almeno una bozza del Dpcm annunciato dal premier Conte sabato in tarda serata, poi hanno visto che l’elenco delle attività produttive definite strategiche e per questo autorizzate dal governo a restare aperte è diventato troppo ampio per loro. Fino ad includere, secondo un elenco ufficioso, anche “settori come l’edilizia, il tessile, la meccanica e il commercio all’ingrosso che nulla hanno a che vedere con la produzione di prodotti elettromedicali e anticoronavirus”. Così i leader di Cgil, Cisl e Uil hanno deciso in serata di fa sapere all’esecutivo che sono “pronti a proclamare in tutte le categorie che non svolgono attività essenziali lo stato di mobilitazione e la conseguente richiesta del ricorso alla cassa integrazione, fino ad arrivare allo sciopero generale“. A fare da detonatore, appunto, l’allargamento della lista delle aziende esentate dallo stop grazie al quale tentate di bloccare l’epidemia. “Non era questo quello che avevano profilato al tavolo di palazzo Chigi. Siamo molto irritati. Così si rischia un Dpcm inaccettabile perché è inutile al fine di contenere il contagio allargare così le maglie dello stop imposto al settore manufatturiero”, dicono fonti sindacali all’Adnkronos ricordando come nel corso della videoconferenza si fosse delineato “un quadro diverso: si era parlato di farmaceutica e agroalimentare“.

I sindacati minacciano sciopero generale: “Troppe attività aperte”

Ma le maglie non sono così strette. “Ma se allarghi le maglie alla fine si infilano tutti”, commentano ancora. A rendere più pesante l’aria, oltre al silenzio del governo, nel pomeriggio anche le lettera che il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia aveva mandato al premier Conte, chiedendogli di “contemperare” la stretta con alcune necessità “del mondo produttivo”, a cominciare da una disposizione “di carattere generale, che consenta la prosecuzione di attività non espressamente incluse nella lista e che siano, però, funzionali alla continuità di quelle ritenute essenziali“, cioè necessarie al funzionamento delle filiere.

Punto di vista che ha messo in allarme i sindacati, spiazzati dalle indiscrezioni sull’elenco che il governo avrebbe allegato al Dpcm. Un veloce vertice telefonico, poi la nota unitaria dalla premessa chiara: “A differenza da quanto indicato ieri dal Governo alle parti sociali ed al Paese, in queste ore sembrerebbe avanzare l’ipotesi che, nel decreto in discussione, l’esecutivo intenda aggiungere all’elenco dei settori e delle attività da considerare essenziali nelle prossime due settimane per contenere e combattere il virus Covid-19, attività produttive di ogni genere”.