Bonino: “Il coronavirus passerà, l’immigrazione no”

Bonino: "Il coronavirus passerà, l'immigrazione no". E accusa la Ue di essere latitante sulla questione, tanto più ora che Erdogan ha smesso di 'collaborare'

Per la Bonino il governo non fa perché è l'unico modo per non cadere
Emma Bonino

“Il coronavirus passerà, l’immigrazione no”. Lo dice Emma Bonino, ex ministro degli Esteri italiano e leader di +Europa, in un’intervista a La Repubblica dopo l’annuncio di Recep Tayyip Erdogan che non tratterrà più i profughi in Turchia, che ha creato un’emergenza migranti. “E’ un’emergenza politica in cui i migranti non sono il problema, ma la manifestazione del problema, che è l’assenza di qualunque progetto e responsabilità di governo su un tema che impegnerà tutti gli stati europei per i prossimi decenni”, dichiara Bonino. “Il coronavirus passerà, l’immigrazione no. E’ cambiata la demografia del mondo, sta cambiando la demografia europea. Le aree del Nord Africa e del Medio Oriente che fino ad alcuni anni fa erano congelate da regimi autoritari risalenti alla stagione di Yalta sono esplose. Il problema è che si mette la testa sotto la sabbia per non vedere questa realtà mutata”.

Bonino: “Il coronavirus passerà, l’immigrazione no”

“Non ho idea delle cifre reali”, prosegue l’ex titolare della Farnesina, “Idlib è una città popolosa, oltre che strategica. E a pesare non sono solo i numeri di Idlib. La Turchia oggi gestisce, anche per conto dell’Ue, tre milioni e mezzo di profughi che può ‘inviare’ da un momento all’altro sui confini europei. Abbiamo appaltato la gestione e il governo di un problema alla Turchia. Incapaci di governarlo da europei. Abbiamo dato a Erdogan il coltello per il manico”. I bambini, sull’isola greca di Lesbo, sono in preda alla disperazione e stanno praticando atti di autolesionismo. “Le catastrofi umanitarie non sono solo tragedie morali, sono fallimenti politici”, prosegue Bonino, “i diritti dei profughi non sono affidati al buon cuore e alla generosità umana, ma a un insieme di regole e di garanzie che ormai consideriamo derogabili per esigenze di ‘sicurezza’. Non soccorrere profughi che rischiano la vita e soffrono la fame non è solo disumano, è contrario alle regole di diritto a cui siamo vincolati. Non si deroga all’umanità né alle regole di diritto”. E ancora: “Il conflitto siriano è un conflitto ampiamente internazionalizzato. Dovremmo ‘europeizzare’ almeno la gestione delle conseguenze che riguardano più direttamente l’Ue e non solo gli stati europei prossimi alle aree di crisi”, afferma, “l’Italia per la Libia, la Grecia per la Siria. Ma l’Italia rimane prigioniera, anche con questo esecutivo, della trappola sovranista, che è un’ideologia che esibiamo, ma è innanzitutto un costo che subiamo, visto che l’assenza di integrazione e coordinamento europeo su questi temi oggi danneggia soprattutto l’Italia. Sono gli stati ‘sovrani’ a portare la Ue alla paralisi”.