Il decreto intercettazioni è legge: ecco che cosa cambia adesso

Approvato oggi alla Camera il "decreto intercettazioni". Tra le polemiche e qualche timore sulla privacy. Ma cosa cambia adesso?

Il decreto intercettazioni è legge. Ecco cosa cambia in Italia
Il decreto intercettazioni è legge. Ecco cosa cambia in Italia

Il decreto sulle intercettazioni diventa legge. A un soffio dalla scadenza (29 febbraio, ndr) è arrivato il via libera dalla Camera con 246 voti favorevoli e 169 contrari. Che cosa vuol dire in concreto? Fondamentalmente amplia le possibilità, da parte delle Procure, di controllare la vita privata dei cittadini. Allo stesso modo, però, amplia uno strumento che negli anni si è dimostrato fondamentale in diverse inchieste giudiziarie.

Pro e contro della nuova legge.

Decreto intercettazioni: per Forza Italia provvedimento liberticida

Sono tante le critiche per l’approvazione del decreto, soprattutto dalla minoranza in Parlamento. La più agguerrita viene da Forza Italia, che grida al provvedimento liberticida. Nei giorni scorsi, a causa dell’emergenza sanitaria legata al Coronavirus, la questione era passata in secondo piano. Dopo la tregua, però, ora è legge e sarà operativa dal 1° maggio.

Che cosa cambia?

Quali sono le principali novità? L’Ansa le riassume in questo modo:

  • PM SELEZIONERA’ INTERCETTAZIONI: ora sarà il magistrato, e non più la polizia giudiziaria, a valutare quali colloqui sono rilevanti per le indagini o meno. Toccherà a lui anche vigilare ché nei verbali non siano riportate espressioni che ledono la reputazione di singole persone o dati personali (“salvo che si tratti di intercettazioni rilevanti ai fini delle indagini”). Com’era prima della riforma del 2017, verbali e registrazioni saranno trasmessi immediatamente al pm, che li depositerà entro 5 giorni. I difensori potranno esaminare gli atti e ascoltare le registrazioni.
  • USO DEL TROJAN: sarà possibile usare il trojan non solo per i reati contro la pubblica amministrazione commessi dai pubblici ufficiali, ma anche dagli incaricati di pubblico servizio e puniti con la reclusione oltre 5 anni. E le intercettazioni potranno avvenire anche nei luoghi di dimora privata (come previsto già dalla Spazza-corrotti per i pubblici ufficiali), “previa indicazione delle ragioni che ne giustificano l’utilizzo”.
  • USO IN ALTRI PROCEDIMENTI: i risultati delle intercettazioni possono essere usati in procedimenti diversi da quelli in cui sono stati disposti, solo se sono “indispensabili” e “rilevanti” per l’accertamento dei reati per i quali è previsto l’arresto in flagranza e di quelli di particolare gravità indicati tassativamente dall’articolo 266 del codice di procedura penale.

I timori

Alcune perplessità sono state sollevate anche da diverse testate. Il Riformista sottolinea che “non esiste nessun altro paese al mondo, tra quelli a democrazia avanzata, nel quale funzioni un sistema di controllo di massa così avanzato. Centinaia di migliaia di intercettazioni che demoliscono i diritti alla privacy di alcuni milioni di persone (ogni utenza telefonica, naturalmente, trasmette le conversazioni di varie decine di persone) e assumono il ruolo di pilastro di tutto il sistema giustizia”.

“In quasi tutti gli altri paesi occidentali – si legge – gli investigatori non si affidano alle intercettazioni, ma indagano. Una volta era così anche da noi. Oggi in Italia si realizza un numero di intercettazione circa cento volte più grande di quello delle intercettazioni britanniche”.