Open Arms, Salvini a processo: “L’Italia non aveva obblighi”

L’Italia non aveva alcuna competenza e alcun obbligo con riferimento a tutti i salvataggi effettuati dalla nave spagnola Open Arms. A dimostrarlo, lo scambio di corrispondenza tra La Valletta e Madrid nei primi giorni dell’agosto 2019.

Salvini-Open Arms
Salvini-Open Arms

Il senatore Matteo Salvini ha depositato alla Giunta per le immunità a proposito del caso Open Arms. La nave mercantile battente bandiera spagnola e affittata dalla ong Pro-Activa Open Arms. Ad agosto arrivò in Italia dopo un lungo braccio di ferro con i Paesi europei e non solo.

“Domani alle 13  si terrà la riunione della Giunta e in quella seduta il relatore della vicenda, il presidente Maurizio Gasparri, farà la sua proposta, su cui si aprirà il dibattito in vista poi delle successive decisioni”. Questo è ciò che si legge nella nota.

Open Arms: le vicende ricostruite da Salvini

Salvini ricostruisce la vicenda minuziosamente. Ricorda che i primi Paesi contattati e informati da Open Arms. Dopo le operazioni di salvataggio erano stati la Spagna, paese di bandiera della nave, e Malta, zona più vicina al punto dei salvataggi.

L’Italia non aveva alcuna competenza e alcun obbligo con riferimento a tutti i salvataggi effettuati dalla nave spagnola Open Arms in quanto avvenuti del tutto al di fuori di aree di sua pertinenza”. Dichiara Matteo Salvini, allora ministro dell’Interno. A dimostrarlo, lo scambio di corrispondenza tra La Valletta e Madrid nei primi giorni dell’agosto 2019 a proposito del Pos.

Contrariamente a quanto sostenuto dal tribunale di Palermo, per Salvini “E’ sicuramente lo Stato di bandiera della nave che ha provveduto al salvataggio che deve indicare il Pos nei casi di operazioni effettuate in autonomia da navi ong”. Open Arms ha chiesto il Pos all’Italia la sera del 2 agosto ma, secondo Salvini, non può ricadere sullo Stato italiano l’onere di una risposta di competenza di altri Stati.

Alcuni Paesi avevano l’obbligo di accogliere l’ong spagnola

Open Arms poteva dirigersi verso altri Paesi che avevano l’obbligo di accoglierla. Il primo agosto il decreto firmato da ministero dell’Interno, Difesa e Infrastrutture impediva alla Ong spagnola l’ingresso, sosta e transito. Nulla cambiava il provvedimento del Tar del 14 agosto.

Non da confondere l’ingresso in acque territoriali, a fini di sicurezza e navigazione e di assistenza alle persone bisognevoli, con il diritto allo sbarco e all’attracco. Lo confermano gli stessi legali di Open Arms. Il 19 agosto chiedono una integrazione al precedente decreto cautelare del Tar per consentire approdo e sbarco.

Salvini ricorda che l’imbarcazione era omologata per sole 19 persone. Il comandante, dopo il primo salvataggio effettuato in zona sar libica il primo agosto con 55 persone portate a bordo, ne ha prese altre 69 il 2 agosto. Doveva immediatamente dirigersi verso Spagna, Malta o Tunisia. Invece, “Il comandante ha deliberatamente scelto l’Italia quale luogo di attracco e sbarco”.

Nella memoria si legge che il comandante ha rifiutato il Pos concesso dalla Spagna il 18 agosto. Addirittura ha rifiutato l’assistenza offerta dalla Capitaneria di Porto italiana. Si era dichiarata disponibile ad accompagnare la nave verso la Spagna, prendendo a bordo alcuni immigrati.

La stessa Spagna aveva inviato verso Lampedusa l’unità Audaz per dare assistenza alla Open Arms (18 agosto). È paradossale dunque affermare che, per il solo fatto di essere entrata in acque italiane senza aver ottenuto il Pos, possa configurarsi il reato di sequestro di persona.