Veltroni ricorda Sergio Ramelli: “La sua memoria contro l’odio”

Veltroni ricorda Sergio Ramelli, perché la memoria del ragazzo ammazzato a Milano nel '75 sia monito contro l'odio di oggi

Veltroni ricorda Sergio Ramelli:
Sergio Ramelli nel letto d'ospedale dopo l'aggressione che lo ucciderà

Veltroni ricorda Sergio Ramelli, perché la memoria del ragazzo ammazzato sia monito contro l’odio di oggi. “Uno dei momenti più belli della mia vita fu quando ero sindaco di Roma e, in una manifestazione pubblica, si abbracciarono Giampaolo Mattei — fratello dei due ragazzi di Primavalle figli del segretario di una sezione del Msi bruciati vivi da militanti di Potere Operaio che non hanno fatto carcere — e Carla Verbano, mamma di Valerio, che ascoltò, legata e imbavagliata col marito, i suoni della morte di suo figlio, un ragazzo dell’area dell’autonomia al quale dei killer fascisti, mai trovati, spararono alla schiena nel salotto di casa”.

Veltroni ricorda Sergio Ramelli: “La sua memoria contro l’odio”

A scriverlo è Walter Veltroni, in un passaggio del lungo ricordo che sul ‘Corriere della Sera’ dedica a Sergio Ramelli, il militante del Fronte della Gioventù, l’organizzazione giovanile del Movimento sociale italiano, ucciso nel 1975 a Milano da estremisti di sinistra. “Vale la pena usare la memoria, non solo per un giorno, oggi che vediamo l’odio riemergere sui muri delle case di deportate morte da tempo e impazzare incontrollato su schermi tecnologici e moderni”, continua Veltroni. “I morti di quegli anni -scrive, fra l’altro l’ex Sindaco della capitale e fondatore del Pd – non devono oggi essere rivendicati, scagliati, usati per protrarre l’odio. Il conflitto, in una democrazia, è vitale. Anche il più duro. Senza conflitto non c’è libertà. Ma l’odio è una patologia. E quegli anni sono stati un’epidemia di questo male”.