I ‘responsabili’ silenti pronti a sostituire Renzi in maggioranza

Quei 'responsabili' silenti di Fi e Udc pronti a sostituire Renzi in maggioranza ma che per ora si sono fermati, in attesa dello showdown sulla prescrizione

I 'responsabili' silenti pronti a sostituire Renzi in maggioranza
Lorenzo Cesa

Quei ‘responsabili’ silenti, per lo più provenienti da FI, pronti a sostituire Renzi in maggioranza ma che per ora si sono fermati, in attesa dello showdown sulla prescrizione. Ieri il governo non ha inserito, al contrario di quanto era stato annunciato, il lodo Conte bis sulla prescrizione nel dl milleproroghe. Un punto per Matteo Renzi, che al momento salva l’esecutivo dall’implosione. E che congela alcune manovre in Parlamento. “Il senatore Massimo Mallegni, berlusconiano critico da mesi e considerato dal tam tam uno con la lettera d’addio a Forza Italia perennemente in tasca , chiude l’ennesima telefonata di una giornata concitata. «Si ferma tutto, per ora», spiegano alcuni suoi amici”, racconta Tommaso Labate sul Corriere della Sera. Già, perché sondaggi ed elezioni locali dimostrano che FI non ha più i consensi, già decisamente magri rispetto a un tempo, ottenuti nel 2018. Così diversi suoi parlamentari sono pronti da tempo a puntellare la maggioranza giallorossa in caso di necessità, per salvare con Giuseppe Conte la legislatura e non ‘morire salviniani’. “Dietro quel «tutto» c’è il lavorio, nato in ambienti del centrodestra, che punta alla costruzione di un gruppo cuscinetto per salvare la pelle al governo Conte e non solo; un’assicurazione sulla vita della legislatura stipulata con l’obiettivo di sostituire i numeri dei renziani, soprattutto in Senato, nel caso in cui sulla prescrizione si fosse arrivati alla resa dei conti. – continua Labate – Dell’operazione Responsabili si parla da tempo. Mallegni, al pari dell’ex capogruppo di FI Paolo Romani, un altro big ormai distante dall’ortodossia berlusconiana, è uno dei maggiori indiziati. «Io? Ma se sono un irresponsabile da sempre», dice l’ex sindaco di Pietrasanta. Certo, aggiunge, «è evidente che in geometria se salta un tassello puoi sostituirlo con un altro… Ma questo governo, per quel che mi riguarda, non sta facendo gli interessi degli italiani e deve andare a casa»”.

I ‘responsabili’ silenti pronti a sostituire Renzi in maggioranza

“Nemmeno una settimana fa, il gruppo dei Responsabili al Senato era sul punto di nascere. Al netto delle smentite tattiche dei diretti interessati, una pattuglia di senatori era praticamente a un passo dal costruirlo, esattamente sei giorni fa. Della partita avrebbero fatto parte, oltre a Mallegni e Romani, Antonio Saccone e Adriano De Poli dell’Udc, quest’ultimo incaricato di aggregare al pacchetto di mischia altri colleghi centristi. «Si muovevano col fare di chi aveva il via libera di Giovanni Toti e Mara Carfagna», racconta uno dei senatori che ha assistito alla trattativa. «Eppure né Giovanni né Mara avevano dato il via libera a un’operazione del genere»”. E come scrive Labate, alla vicenda non sono affatto estranei i centristi dell’Udc. “Il dossier arriva sul tavolo di Lorenzo Cesa, che da quasi tre lustri ha ereditato il timone del partito ch’era stato di Follini e Casini. L’ex parlamentare europeo capisce di essersi trovato al centro di un gioco che può determinare le sorti della legislatura. È a quel punto, siamo a giovedì scorso, che decide di alzare il telefono e chiamare Silvio Berlusconi. Tempo qualche ora e Cesa viene ricevuto ad Arcore dall’ex premier, che capisce dell’esistenza di un gruppo in grado di salvare il governo Conte forse prima di Conte stesso. Sia come sia, dopo il vertice di Arcore, Cesa chiede ai suoi in Senato di ingranare la retromarcia. Contemporaneamente, a Montecitorio, si arresta per l’ennesima volta l’attivismo di Renata Polverini, considerata una specie di quinta colonna del centrosinistra, che vanta rapporti consolidati più con i zingarettiani che non con i renziani. L’operazione si arresta. Ma è chiaro che il cantiere dei Responsabili in Senato è già aperto, con una casa da inaugurare solo quando ce ne sarà bisogno”, conclude l’articolo. E l’allarme è rientrato, ma chissà per quanto.