Luciana Lamorgese: “La vera emergenza è l’odio”

Luciana Lamorgese a la Repubblica: "Sono piuttosto preoccupata dai gesti di odio, poiché indicano un'emergenza e un fallimento".

Luciana Lamorgese
Luciana Lamorgese

“Sono piuttosto preoccupata dai gesti di odio, poiché indicano un’emergenza e un fallimento”. Queste le parole di Luciana Lamorgese rilasciate in un’intervista a la Repubblica, dove ha parlato della problematica relativa all’intolleranza: “Un’emergenza culturale e civile, che mette in discussione le ragioni stesse del nostro stare insieme”.

Luciana Lamorgese: “La vera emergenza è l’odio”

In seguito il Ministro dell’Interno è passato a sciorinare alcuni casi recenti, tra cui la scritta nazista di Mondovì agli insulti a Liliana Segre. Questi episodi, sostiene, “dimostrano che è stato superato l’argine e dimostrano, per altro, il definitivo divorzio tra significante e significato nell’uso delle parole”. Poi: “Nell’odio in cui siamo immersi c’è spesso assenza totale di pensiero. Assoluta ignoranza della storia. Io a questo fallimento non voglio rassegnarmi e penso non sia giusto rassegnarsi”.

Lamorgese non ha voluto parlare del suo predecessore: “Del senatore Salvini non parlo. È una regola che mi sono data e a cui non intendo derogare. E non lo dico in tono polemico, davvero. Lo dico perché trasformerebbe quello che mi sta a cuore dire e le ragioni e il senso di questa conversazione in un’altra cosa”.

“L’indifferenza è imperdonabile”

Il Ministro dell’Interno ha continuato parlando di un’indifferenza “imperdonabile” verso il prossimo. Quindi, come riporta Il Giornale, ha elencato la serie di provvedimenti da lei adottati per combatterla: su tutti rivendica orgogliosamente di aver riattivato il Centro di coordinamento delle attività di analisi e scambio “per contrastare e contenere il contagio dell’odio”. Inoltre nella sua agenda ci sono anche diversi incontri nelle scuole: “È successo la scorsa settimana, qui a Roma, nel quartiere Monteverde. Perché nella trasmissione della memoria, il contatto tra chi parla e chi ascolta è fondamentale. Ho visto ragazzi piangere mentre raccontavo il viaggio verso i campi di sterminio”.

Infine un messaggio alle future generazioni: “La posta in gioco è il nostro futuro. Che Paese vogliamo consegnare ai ragazzi e ai giovani che domani saranno la sua classe dirigente? Per questo lavoro ogni giorno seduta a quella scrivania che occupo in questo momento”.

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