Lamorgese contro Salvini: “Di lui non parlo, serve igiene”

Lamorgese contro Salvini: "Di lui non parlo, serve igiene". E si dice preoccupata dall'odio

Il ministro dell’Interno Lamorgese contro il suo predecessore Salvini: “Di lui non parlo, serve igiene”, dice la titolare del Viminale in un’intervista a Repubblica. “Del senatore Matteo Salvini non parlo. E’ una regola che mi sono data e a cui non intendo derogare. E non lo dico in tono polemico, davvero. Lo dico perché trasformerebbe quello che mi sta a cuore dire e le ragioni e il senso di questa conversazione in un’altra cosa. Io dico che la politica, tutta, a prescindere dunque dagli schieramenti, dalle legittime convinzioni di ciascuno, ha urgente bisogno di una igiene delle parole e dei comportamenti. Anche perché la mancanza di igiene e la progressiva assuefazione all’odio ha già prodotto un effetto esiziale”, spiega.

Lamorgese contro Salvini: “Di lui non parlo, serve igiene”

E ancora: “L’indifferenza è qualcosa di persino peggiore del negazionismo o del riduzionismo. O, se si vuole, ne è la conseguenza. A forza di non far caso alle enormità che ascoltiamo o a quello cui assistiamo, a forza di pensare che, appunto, al significante delle parole non corrisponda un significato, e dunque in fondo non ci sia poi da preoccuparsi, questo Paese rischia di ritrovarsi in un tempo che abbiamo sempre pensato non si sarebbe mai potuto ripetere. So che la narrazione riduzionista tende a banalizzare, a smussare, sopire. Ma non è una buona strada. Vede, tempo fa, ascoltando la Segre, – continua – quello che mi colpì della sua testimonianza fu il racconto dell’indifferenza che accompagnava le famiglie di ebrei ai vagoni piombati verso i campi di sterminio. ‘Eravamo invisibili’, diceva la Segre. ‘Ci vedevano portare via, ma era come se non esistessimo. Come se fossimo trasparenti, perché diversi da loro’. Ecco, l’indifferenza. L’indifferenza è imperdonabile”. Perciò Lamorgese ricorda di aver “riattivato il Centro di coordinamento delle attività di analisi e scambio che fa capo alla Presidenza del Consiglio e che vede impegnati anche altri dicasteri, come quello alla Giustizia e all’innovazione tecnologica, oltre alla stessa Presidenza, proprio per contrastare e contenere il contagio dell’odio”. Già, l’odio. A proposito del quale il prefetto, con uno specifico riferimento alle minacce delle ultime settimane al quotidiano romano, si dichiara “piuttosto preoccupata. E lo sono da ministro dell’Interno e da donna delle Istituzioni, quale sono evidentemente per funzione, ma, soprattutto, quale sento di essere come cittadina e come sono sempre stata. Le lettere al fondatore di Repubblica Eugenio Scalfari, i messaggi di odio al direttore Carlo Verdelli, sono in sé, e sottolineo in sé, un fatto di estrema gravità”.