Il Governo potrebbe cadere già a gennaio

Il Governo, dopo le dimissioni di Lorenzo Fioramonti, è andato incontro all'ennesimo intoppo. Ora, inoltre, ha davanti un mese di fuoco.

Giuramento Governo Conte
Giuramento Governo Conte

Il Governo, dopo le dimissioni di Lorenzo Fioramonti, è andato incontro all’ennesimo intoppo. Ora, inoltre, ha davanti un mese di fuoco. Gennaio rappresenta infatti la prova decisiva per il Governo Conte II, che non può praticamente mai stare tranquillo. Tante, forse troppe le sfide che si presentano dietro l’angolo, e, per durare, bisognerà superarle tutte. Andiamo a vederle nel dettaglio.

Il Governo potrebbe cadere già a gennaio

Per prima cosa il Governo dovrà trovare un nuovo Ministro dell’Istruzione. La poltrona difficilmente potrà tornare nelle mani dei 5 stelle. Altrettanto difficilmente, però, dopo le dimissioni di Fioramonti, si cercherà un nome politico. Più probabile che si punti su un nome tecnico (anche se il nome che circola in queste ore è quello di Morra, vicino ai 5 stelle).

Vertice sulla prescrizione del 7 gennaio

Ora veniamo ai principali nodi che il Governo è chiamato a sciogliere il più velocemente possibile. Come ricorda Il Giornale, continua il muro contro muro sul tema della prescrizione dopo la sentenza di primo grado, la cui entrata in vigore è prevista dal 1° gennaio.

La legge proposta da Bonafede, in pratica, la vuole solo il Movimento 5 Stelle (e gran parte dell’elettorato, a dire la verità). Il Pd sembra contrario e sta già lavorando a una controproposta. Probabilmente i dem vorranno puntare a un ritorno della Legge Orlando (18 a 30 mesi, sia in appello che in Cassazione). Sempre sul tema della prescrizione non dimentichiamo il no categorico di Italia Viva, che ha già fatto sapere di essere pronta alle barricate.

Il taglio dei parlamentari (12 gennaio)

E sì, nonostante l’approvazione tanto decantata della legge per il taglio dei parlamentari di ottobre, questa può ancora saltare. In Senato, infatti, è stato raggiunto il quorum delle 64 firme, e ora si dovrà passare per forza da un referendum costituzionale.

La riforma era stata per tanto tempo il cavallo di battaglia del Movimento 5 stelle. Ora bisognerà capire cosa faranno gli altri alleati di Governo, cioè se vogliono tirare diritto e continuare sulla strada che porta al taglio, o viceversa provare a confondere le acque. La data che potrebbe dare inizio a nuove battaglie è vicina: il 12 gennaio scade il termine per la presentazione delle firme.

Referendum leghista sulla legge elettorale

Il Governo avrà a questo punto pochi giorni di tregua. Il 15 gennaio, infatti, è il giorno previsto per la pronuncia definitiva della Corte costituzionale sulla riforma della legge elettorale. La riforma è caldamente voluta dalla Lega, ma M5s, Pd, Italia Viva e Leu si sono impegnati, nel patto di governo, alla revisione del Rosatellum, che non piace a nessuno.

Voto su Matteo Salvini

Veniamo adesso a una delle sfide più grandi: il voto della Giunta per le Immunità del Senato sul caso Gregoretti. I senatori, come già fatto ad agosto, dovranno decidere se votare sì alla richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini. Se (difficile) il leader leghista verrà ancora una volta salvato da una componente della maggioranza, sicuramente il governo cadrà.

Elezioni in Emilia Romagna e Calabria

Se tutte le prime sfide erano nelle mani dell’esecutivo, l’ultima è in quelle degli elettori. Il 26 gennaio, infatti, andranno in scena le tanto attese elezioni in Emilia-Romagna e in Calabria. Le due ragioni sono storicamente state sfavorevoli al centrodestra. Proprio per questo, una sconfitta in ambedue le regioni (o anche solo in una) potrebbe rappresentare una spallata pericolosa per il Governo.

Certo, in caso di sconfitta del Pd e del Movimento 5 stelle, nessuno obbliga il Premier Conte a dimettersi o il Presidente della Repubblica a sancire nuove elezione. Tuttavia è pur vero che, in caso di vittoria leghista, il dissenso nei confronti del Governo potrebbe farsi troppo forte. Il centrodestra, infatti, con anche l’Emilia e la Calabria, avrebbe il record assoluto di regioni conquistate. Una debacle elettorale che difficilmente può passare inosservata.