Paragone: “Volevamo recedere dall’Euro, ora ci pieghiamo a Bruxelles”.

Una storia che è finita come finiscono tante storie d'amore, quella tra Paragone e il Movimento 5 stelle, finita la passione, iniziano gli insulti.

Paragone e Di Maio
Paragone e Di Maio

Una storia che è finita come finiscono tante storie d’amore, quella tra Paragone e il Movimento 5 stelle. Finita la passione, iniziano gli insulti. Il senatore non più pentastellato è passato ancora all’attacco: “Il governo è diventato più importante del Movimento. Ma attenzione: così non reggerà a lungo. C’entra forse che fra coloro che non restituiscono parte dello stipendio ci sono anche ministri, vice e sottosegretari? Loro non li deferiamo ai probiviri? La verità è che stanno distruggendo il Movimento”.

Paragone: “Di Maio è un leader deperito”

Paragone ha parlato ai microfoni di La Repubblica. “A me non interessa nulla del leader. Ma se uno ingrassa o dimagrisce non è colpa della bilancia. Se vieni brutto nei selfie non te la prendi con la macchina fotografica. Di Maio non ha più il peso politico di un anno fa. Il ragazzo è deperito, questo è evidente”.

Grillo – dice Paragone – è un leader vero. Non ha bisogno della divisa per essere un generale. E trasferisce la sua leadership su Di Maio continuando a ripetere: il capo è lui. Ma questa conferma insistita dimostra che c’è un problema. È l’Abc del potere”.

“Se cambi il Dna del Movimento devi convincere gli attivisti, non i parlamentari che ti bastano 10 minuti, è una cosa di Palazzo. Ti devi caricare il Movimento sulle spalle, girare l’Italia, andare nelle piazze e dire: siamo cresciuti, non siamo più quelli di una volta. Noi eravamo il simbolo del cambiamento e non lo fai da un giorno all’altro. Sappiamo di non avere una classe dirigente all’altezza ma allora mi chiedo: perché dobbiamo consegnare al solo Salvini la critica all’austerity contenuta nel manifesto dei 32 professori universitari?”.

“Volevamo recedere dall’Euro, ora ci pieghiamo a Bruxelles”.

Gianluigi Paragone poi ha spento le voci che lo vedevano come il leader di un movimento più allargato intento a scindere i 5 stelle. “Mia moglie dice che non so organizzare neanche una gita. Figuriamoci se posso gestire un gruppo parlamentare. Sono un cane sciolto. All’opposizione, che è uno spazio meta-politico, posso stare anche da solo. Ma ho un mio pensiero. Se qualcuno me lo chiede sono pronto a prestarglielo. Sono sotto processo per non aver votato la fiducia. Anzi, sotto processino come lo chiamo io, fatto dagli uomini grigi di Momo, il romanzo di Ende in cui alla bambina vogliono togliere i colori e il tempo. E dovrei capeggiare una pattuglia di dieci persone per fare da stampella al governo? Mi sembra assurdo”.

Infine: “Io non li vedo dieci senatori pronti a far cadere Conte al mio segnale. Lasciatemi nella mia posizione che secondo i capi è minoritaria, stupida e immatura. Questo dentro il Palazzo. Ma fuori? Una roba verde non puoi dire che è giallo marcio. Noi avevamo scritto nel programma che si poteva anche recedere dall’Euro e oggi facciamo i reggicoda di Bruxelles“.

Redazione CiSiamo
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