SARDINE: INIZIA LA FASE DUE

Dalla protesta alla proposta: un programma all'insegna dell'antisalvinismo

Sardine in Piazza San Giovanni, Roma

Dalla protesta alla proposta, un programma all’insegna dell’antisalvinismo

35mila per la Questura o 100mila per gli organizzatori, fa poca differenza. Nella guerra tra numeri, la prima nella storia del giovane movimento delle Sardine, un dato rimane acquisito: la conquista di Piazza San Giovanni, archiviata grazie al corteo di sabato a Roma che ha sancito – se ancora ce ne fossero stati dubbi – una continuativa ascesa del movimento, chiamato ora ad una prova di maturità. Perché dietro agli slogan e agli appelli generici all’antifascismo, in una combinazione che mescola in modo affrettato “Bella Ciao” e l’inno di Mameli, ora serve sostanza per tener vivo l’interesse delle piazze italiane e dare seguito all’improvvisa renaissance della democrazia partecipativa andando oltre l’iniziale impeto populista.

Anti-populisti di nome ma non di fatto

Già, populista. Perché sebbene siano state presentate a più riprese come una reazione alla politica populista, finora le Sardine non hanno fatto nulla per meritarsi la nomea di anti-populisti. Appelli fumosi, vaghi e sterile identificazione di valori comuni (dalla solidarietà al rispetto) li fanno assomigliare per certi versi più ai primi 5stelle che ad una nuova sinistra identitaria, come sbandierato frettolosamente sui principali media. Ma vediamo nel dettaglio i 6 punti indicati dalle Sardine nell’ultima manifestazione. “Uno: pretendiamo che chi è stato eletto vada nelle sedi istituzionali a lavorare. Due: chiunque ricopra la carica di ministro comunichi solo nei canali istituzionali. Tre: pretendiamo trasparenza nell’uso che la politica fa dei social network. Quattro: pretendiamo che il mondo dell’informazione traduca questo nostro sforzo in messaggi fedeli ai fatti. Cinque: che la violenza venga esclusa dai toni della politica. Sei: ripensare il decreto sicurezza”. Inutile far finta di non scorgere negli appelli un diffuso sentimento antisalviniano, così come il passato era stato l’antiberlusconismo (nel 2002) ad animare i vari girotondi di morettiana memoria.

Partigiani 2.0?

E così – per gli autoproclamati partigiani del 2020 – la formula “tutto fumo e niente arrosto” accompagna il vuoto totale di contenuto politico, restando sul campo ben più comodo del significante senza significato.

Cosa ne pensate – chiede un giornalista del Corsera a Mattia Santori, il leader delle Sardine, su futuro, Europa e immigrazione? “Non ci piacciono le fake news, risponde lui glissando risposte potenzialmente divisive”. Lei prevede di candidarsi in futuro – incalza l’intervistatore? “Beh, mai dire mai”.

Le critiche da sinistra

Progressisti nella forma, conservatori nel contenuto.  Scrive, in un post su facebook, Roberto Vallepiano:

“Se cercate il buco nero in cui è scomparsa la sinistra guardate le cosiddette Sardine e lo toccherete con mano. Il movimento dei pesci in mano: il nulla a forma di sardina. Sono i figli della borghesia, i privilegiati, fighetti a sostegno dell’Establishment e delle élite neoliberali da cui provengono e di cui veicolano tutti i tic, le bandiere e le parole d’ordine. Queste piazze piene di dozzinale banalità e buonismo d’accatto, falso come uno spot del Mulino Bianco, sono il capolavoro delle classi dominanti che oltre a costruire consenso intorno alle proprie ignobili politiche economiche e sociali, intercettano e normalizzano il dissenso, rendendolo funzionale ai propri disegni. Ma soprattutto suscita sconforto e perplessità quanto l’attuale miseria politica e confusione strutturale, che permea e attraversa la fu “sinistra anticapitalista”, non permetta a tutti di vedere ciò che è già lapalissiano antropologicamente; e cioè che i peggiori nemici di classe marciano alla nostra testa e raccolgono elogi sperticati proprio da chi invece dovrebbe avversarli e combatterli.

Se basta un “Bella Ciao” a fregarvi così spudoratamente la cosa va al di là delle peggiori previsioni. Ne ammazza più la depressione che la repressione”.

Dalle piazze alle urne

Il rischio allora è che dietro la crescita del movimento certificata dalle piazze, il re sia già nudo e le urne possano dare indicazioni molto diverse. Confermando la vecchia teoria della maggioranza silenziosa. Il prossimo 26 gennaio, quando si voterà il prossimo presidente dell’Emilia Romagna, sarà la prova del nove.

Pier Paolo Tassi
33enne laureato in filosofia a Torino, da quattro anni si occupa della gestione di centri di accoglienza per richiedenti asilo. Nel tempo che resta, scrive di politica e sociale per il quotidiano Libertà, per il settimanale Corriere degli Italiani e per il blog Generazione Antigone. Ostinatamente dalla parte degli ultimi, verso i quali ha sempre nutrito curiosità e grande rispetto. Anche se a volte lo fanno veramente dannare.