Sardine: apolitiche di nome, non di fatto

Apolitiche di nome ma non di fatto. La sardina Santori promuove Bonaccini e conferma i timori dei detrattori del movimento.

Mattia Santori
Mattia Santori

Apolitici di nome, ma non di fatto. L’endorsement di Mattia Santori, il più famoso dei promotori delle Sardine a livello nazionale, verso il candidato presidente alla Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, ha confermato i timori dei detrattori del movimento, che vedevano nella spontanea mobilitazione di piazza niente più di una costola del Pd.

Nulla di nuovo sotto il sole. In tempi di secca dei partiti tradizionali, è generalmente dalla società civile che arrivano i maggiori aiuti a ri-orientare il consenso verso i canali istituzionali. Successe per la Lega (ricordate le famose ronde contro il degrado?), così come per Fratelli d’Italia con i comitati di vicinato per la sicurezza che andavano a integrare la funzione di monitoraggio dello Stato. E succede oggi con le Sardine che interpretano la rivolta ad un linguaggio, prima ancora che a una politica, basata sull’odio.

Mentre il Pd siede a Palazzo Chigi

La novità, oggi, è che il movimento delle Sardine scenda in piazza proprio mentre il Pd siede a Palazzo Chigi, invece di trovarsi all’opposizione.

Sintomo dunque dell’esigenza da parte del partito di recuperare una credibilità tra la società civile minata nonostante la crisi del governo giallo-verde. Come nelle previsioni, a distanza di qualche tempo, infatti, quella crisi viene interpretata più come un colpo di stato che come la logica conseguenza di un matrimonio senza basi.

Gli ultimi sondaggi confermano questa ipotesi: la Lega rimane il primo partito in Italia, seppure in leggero calo, a fronte di un Pd al di sotto dei 20 punti percentuali. Mentre Fdi continua a crescere, superando abbondantemente il 10%.

Le critiche alle Sardine da destra

“Le sardine servono a mascherare da movimento spontaneo e apartitico un Pd che si vergogna a scendere in piazza con i suoi simboli”, ha attaccato Giorgia Meloni, provando a stroncare sul nascere le potenzialità della mobilitazione. “Del resto la scelta del simbolo della sardina la diceva lunga: le sardine sono pesci tutti uguali, che seguono la corrente senza farsi domande, e di solito fanno da nutrimento a qualche grande squalo, in questo caso il Pd”.

E da sinistra

Simbologia a parte, è un altro economista, Thomas Fazi, a definire le sardine “la parte più reazionaria del paese. Quella che ha completamente introiettato il neoliberismo nella sua variante più estrema, ovverosia quella europea: da qui il sostegno acritico (anzi entusiastico) all“Europa” nonostante le drammatiche ricadute economiche, sociali, politiche e democratiche che abbia comportato l’integrazione economica europea, e la palese incompatibilità dell’assetto europeo con i diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione; l’accettazione della necessità di spoliticizzare la politica economica, di cui si devono occupare i “tecnici” e i “competenti” (vedasi le dichiarazioni del fondatore sul MES); una lettura puramente moralistica della realtà, per cui i politici non devono essere giudicati tanto in base ai loro orientamenti e alle loro scelte di politica economica (sebbene siano queste in ultima analisi a determinare le condizioni materiali di vita di tutti), quanto piuttosto in base alla posizione da essi adottata nei confronti di certe minoranze, alla vivacità della loro retorica (non bisogna gridare, odiare ecc.); la totale incapacità di tracciare un rapporto causale tra le politiche liberiste che (più o meno consapevolmente) sponsorizzano e l’ascesa delle destre che vorrebbero arginare, per non parlare dell’incompatibilità tra quelle politiche e i valori professati dalle sardine (l’amore per il prossimo, la solidarietà ecc.)”.

Il rischio assorbimento è alto

Al netto dell’iperbole, un messaggio chiaro che sottolinea i limiti a priori del potenziale critico di una piazza più interessata alle “questioni di stile” che a quelle di politica economica. Non a caso, ottenendo le simpatie anche dell’ex premier Mario Monti, di certo non il più fervido promotore di politiche economiche espansive.

Il rischio, allora, è che il movimento delle Sardine possa venire rapidamente assorbito senza riuscire nel frattempo ad aggregare consenso sulla base di una proposta politica altra, esaurito il proprio compito storico di sostegno al Pd.