Elezioni Calabria 2020: Aiello racconta la storia della villa “parzialmente abusiva”

Spunta la villa parzialmente abusiva del candidato alle elezioni in Calabria 2020 del Movimento 5 Stelle, Francesco Aiello

Elezioni regionali calabria 2020
Francesco Aiello (Foto Facebook)

Le elezioni in Calabria 2020 si avvicinano e il M5S ha ufficializzato la candidatura di Francesco Aiello come presidente della Regione. Ecco che però la villetta di Aiello è stata dichiarata parzialmente abusiva. E nonostante il Tar abbia condannato il candidato Cinquestelle a demolirne un piano, pare che ancora nulla sia stato fatto.

La vicenda della villetta del candidato alle elezioni in Calabria 2020

Repubblica ricostruisce la storia della villetta, che inizia già negli anni ’80, quando i genitori del Professor Aiello decisero di costruirla. Andarono però oltre la cubatura prevista, anzi le volumetrie risultarono più che doppie. Ma il responsabile dell’ufficio tecnico del Comune che certificò il fatto venne ignorato. E così anche l’ordinanza di demolizione giuntra successivamente. Quindi in sostanza la casa è rimasta com’era, compresi i piani abusi. Nel 1999, il Comune decise di riprendere in mano la questione , e si avviano le pratiche per la revoca della concessione edilizia. A quel punto, la famiglia fa ricorso al Tar per bloccare il Comune, ma l’istanza viene respinta. La richiesta di sanatoria invece viene accettata solo in parte, motivo per cui il corpo principale della casa, grande più del doppio del previsto, viene “graziato”. Ma per i due piani in più non c’è scampo, e vanno demoliti.

La vicenda si ripete, molto simile, dopo una decina di anni: il Comune prova a fare ordine, gli eredi Aiello – il professore e suo fratello – fanno inutilmente ricorso al Tar e la pratica finisce nel dimenticatoio. Un anno fa, il perito incaricato dai giudici ha stabilito che vega demolito il primo piano, mentre il semionterrato può rimanere visto che la sua demolizione farebbe crollare l’intera villetta. Ma da un anno a questa parte, nulla pare essersi mosso.

La risposta di Francesco Aiello

Non tarda ad arrivare la risposta di Francesco Aiello che risponde allo “sciacallaggio” nei suoi confronti. Il professore, quindi, ricostruisce in una nota l’intera vicenda. “Vengo additato per una casa che non ho realizzato io” dice. “Inoltre mi si rimprovera di non averla ancora demolita. Nello specifico non c’è alcun ordine di demolizione da parte della giustizia amministrativa (Tar e Consiglio di Stato)”, continua. E la giustizia amministrativa “ha invece stabilito che debba essere il Comune di Carlopoli a scegliere quale provvedimento applicare”, spiega.

La sua versione dei fatti

E racconta: “Negli anni ‘80 furono i miei genitori a costruire il fabbricato in questione, con una volumetria superiore rispetto a quanto consentito dalle norme”. “A distanza di quasi 40 anni e proprio quando decido di mettermi a servizio della mia gente e della mia terra, mi viene dunque attribuita una responsabilità che non ho“, fa notare poi.

Ai tempi un vicino iniziò a produrre esposti per via della volumetria maggiorata, aspetto che mio padre aveva pensato di sanare acquistando, negli anni ’90, un terreno adiacente per asservirlo al fabbricato”, ricorda Aiello. “Cominciai a occuparmi del caso nel 2012. All’epoca mio padre soffriva di Parkinson e io dovetti assisterlo nel suo drammatico declino, successivo alla scomparsa prematura di mio fratello Domenico” continua. “Da allora ad oggi, da figlio mi sono trovato mio malgrado davanti a questo problema, che tutti i tecnici interessati avevano suggerito di risolvere utilizzando il terreno comprato da mio padre per asservirlo alla casa esistente”, spiega.

Poi ribadisce: “Le sentenze della magistratura amministrativa dicono che è il Comune di Carlopoli a dover indicare la strada alternativa. Nel merito l’ente non si è ancora pronunciato, benché sollecitato dal Tar della Calabria”. “Sto allora attendendo l’ultima parola, che spetta al Comune”, sottolinea. “Pertanto nel merito ho agito correttamente: non ho imposto nulla, non ho condizionato nessuno e sto pazientemente aspettando di conoscere la decisione per un fatto che non ho commesso io“.

Ho voluto chiarire questa storia per fermare lo sciacallaggio già partito contro la mia persona e in primo luogo per dovere di coscienza e di trasparenza rispetto all’opinione pubblica e soprattutto ai calabresi“, conclude. “Mi auguro che in questa campagna elettorale nessuno ripudi il buon senso e il ragionamento, fondamentali nella vita pubblica e in quella di ciascuno”.