Bibbiano come Aemilia e caso Cucchi: Quando la cronaca censura il ragionamento

I lacci della cronaca impongono prudenza nell'attribuzione delle responsabilità individuali. Ma così di analisi non si parla più e il pensiero si impoverisce

Le mele marce, si sa, esistono in ogni settore lavorativo. E quando la condotta criminosa viene alla luce, spesso chi si trova in prossimità dei profili incriminati, fa a gara per isolare il caso e rassicurare che non ci siano state ulteriori contaminazioni. Succede in Emilia per le inchieste sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta nel corpo politico. Succede – sempre in Emilia – per il caso Bibbiano, dove l’inchiesta Angeli e Demoni ha messo in luce un sistema affidi opaco, solcato da conflitti di interesse. Professionisti che dovrebbero avere come primo interesse la tutela dei minori e invece – stando alle accuse – avrebbero relazionato falsi abusi sessuali per strappare i minori alle famiglie di origine.

Mai oltre le responsabilità individuali

Nell’uno come nell’altro caso, pur al netto delle evidenti differenze specifiche, la reazione è stata la medesima. “Aldilà delle responsabilità individuali, il sistema è sano” – si sono affrettati a dichiarare i rappresentanti dei corpi politici locali colpiti dalla bufera mediatica. Con buona pace di chi osi vedere analogie nel modus operandi delle Mafie al Nord così come della commistione tra Stato e privato sociale per quanto riguarda gli affidi. In una parola, la passiva adesione al dover di cronaca si sta progressivamente trasformando in un istituto censorio, che discrimina all’origine la capacità di sintesi, la composizione del puzzle, l’attività stessa del giudicare. Ma lo fa a targhe alterne, rivelando dietro la presunta imparzialità, precise volontà politiche e impari rapporti di forza.

Business dell’accoglienza sì, business degli affidi no

Si può dunque parlare a ruota libera, oggi, di business dell’accoglienza per quanto riguarda i migranti, raccogliendo in un unico calderone Ong certificate, enti di volontariato e ostelli in crisi economica, che tra loro non condividono nulla, men che meno le modalità operative. Si può altrettanto facilmente, parlare di politicizzazione dell’educazione scolastica, accusando professori critici di indottrinare gli studenti (ricordate il caso di Rosa Maria Dell’Aria, sospesa per aver permesso agli studenti di paragonare le leggi del 1938 al decreto Salvini?). Quel che non si può fare, invece, è estendere la stessa logica quando in campo ci sono “poteri forti”.

Quel che non si può più dire

Non è possibile, a Piacenza, accusare colleghi di partito per aver nominato come presidente del consiglio comunale un affiliato alla cosca mafiosa, oggi detenuto in regime di 41-bis; non è possibile a Bibbiano accusare un’amministrazione di aver aperto con eccessiva leggerezza al sistema degli affidi per poi beneficiarne in termini elettorali. Men che meno è possibile oggi, vedere dietro le responsabilità di chi dieci anni fa pestò Stefano Cucchi, l’esistenza di un contesto entro cui avvenne il pestaggio. Un contesto di cui – eppure – hanno parlato anche testimoni di quel processo, tra cui Francesco Tedesco, un carabiniere presente quella sera, che denunciò l’eccessiva solerzia nel contrasto alle attività di spaccio in orario serale, motivata dalla volontà di fare rapida carriera di un proprio superiore. Ecco, tutto questo non si può dire. Cosi, almeno, saremo sicuri che siano tutti casi isolati, parto di menti criminali. E potremo continuare a dormire sonni tranquilli.

Pier Paolo Tassi
33enne laureato in filosofia a Torino, da quattro anni si occupa della gestione di centri di accoglienza per richiedenti asilo. Nel tempo che resta, scrive di politica e sociale per il quotidiano Libertà, per il settimanale Corriere degli Italiani e per il blog Generazione Antigone. Ostinatamente dalla parte degli ultimi, verso i quali ha sempre nutrito curiosità e grande rispetto. Anche se a volte lo fanno veramente dannare.