Zingaretti: “Il Pd non è subordinato a nessuno”

Il segretario del Partito democratico Nicola Zingaretti ha ribadito che il Pd non è subordinato al Movimento 5 stelle.

Nicola Zingaretti
Nicola Zingaretti

Il segretario del Partito democratico Nicola Zingaretti ha ribadito che il Pd non è subordinato al Movimento 5 stelle. Al contrario, vuole essere la “forza più leale e unitaria della coalizione del governo Conte”. E ancora: “I telefoni servono per parlare non solo per fare tweet per distinguersi. Essere leali però non vuol dire essere subalterni“.

Zingaretti: “Il Pd non è subordinato a nessuno”

Questa alleanza esiste nel Paese? No. Si fa un due giorni? No. Ma occorre verificare se nei prossimi mesi riusciamo a superare le differenze – ha continuato Nicola Zingaretti -. Differenze politiche, programmatiche e anche culturali che ci sono ma che sarebbe sbagliato non cercare di superare invece di enfatizzarle come nel governo gialloverde”.

Qualcuno teme uno snaturamento del Pd, ma il Pd esiste per la forza delle sue idee e non perché critica gli altri. Occorre mettersi a disposizione con coraggio per indicare all’Italia non solo le idee ma anche il modo per realizzarle. E quindi, accanto al rilancio del partito e all’agenda Pd e il governo, non si può non capire che occorre anche lavorare per allargare il campo progressista. Non credo nel governo fine a se stesso. Se vogliamo svolgere un ruolo dobbiamo puntare a costruire risultati, solo così il governo entrerà nella vita concreta delle persone”.

Infine: “Non si tratta di accordi di palazzo, ma di rivolgerci al Paese per aprire un’offensiva ideale a una deriva pericolosa. Qui il riferimento del segretario dem è ovviamente a Matteo Salvini. “Il Pd dovrà essere il baricentro delle alleanze. Sulle alleanze non si faccia confusione: nessuno venga a spiegare a me le differenze tra Pd e M5s, le consideravo talmente rilevanti da avere perplessità sull’esperienza di governo. Non giochiamo sulle parole, il tema è un altro. Non possiamo commettere l’errore di rimanere fermi nella contemplazione di ciò che ci divide o lavorare per alimentare queste divisioni, come accadeva nel governo gialloverde. Pagherebbe il Paese”.