E’ nato il “governocchio dell’impossibile” a passo da Bersaglieri

E’ nato il “governocchio dell’impossibile” a passo da Bersaglieri. Per sottosegretari e viceministri c’è voluto un po’ di più!

Giuramento Governo Conte
Giuramento Governo Conte

Conte II°, nobile di Stato per “diritto divino” in una ex-democrazia repubblicana, ora soc. coop. “a responsabilità limitata”. E’ nato così il governocchio “il governo papocchio” denominabile pure governuccio o governicchio, a piacere e scelta personale. Superato lo sbarramento popolare, supersondaggiato, superconfermato e noto urbi et orbi, la rinnovata rinascita “rappresentativa” democratico-costituzionale ha fatto ritornare il sorriso sui visi persi di deputati e senatori già vinti al voto, “condannati” al prossimo a starsene a casa, e per molti di terza e quarta fila a dimenticare per sempre velluti e porporina delle sedie da cerimonia, oltre l’aroma del caffè del Transatlantico.

Hanno visto ripassare il tram e ci si sono subito attaccati

Per “Vincere!”, e durare: scaramantico ripensare al motto di una vittoria che s’è allungata per un lungo ventennio. Anche se poi, sorridendo con gli occhi strizzati come fa lui, il segretario dem ha affermato che è solo: “una scommessa per ridare speranza al Paese” che a lui sembra il massimo. Dimenticando che la scommessa è gioco: si vince o si perde e che la speranza è solo un auspicio. Il Paese, cioè l’Italia, non ha bisogno di scommesse né di speranza, ma finalmente di vera, buona politica, viva e impegnata, dopo quella inetta, incapace disastrosa che da quarant’anni non ha saputo dare a “questo paese” una degna e capace classe dirigente e ha invece sprofondato il paese in un abisso di debito, di disoccupazione, di demolizione sociale e di accertata desolante povertà.

“Vincere!”slogan logoro, “usato”. Durare… di continuo così?

Un Presidente del Consiglio mai votato da nessuno, ricandidato dai “perdenti consenso a raffica” in scranno “per grazia ricevuta”, non si presenta a un Re timido e impaurito, ma a un Presidente deciso, armato dei suoi dettati di Costituzione e d’una ferrea volontà d’avere un governo in fretta. “Fino alla fine della legislatura” non ci credono neanche loro, anche se sfoggiano larghi sorrisi i “ridanciani”del trio “trescano” (Prodi sempre e Zinga spesso, come Giggino) alla faccia degli ex, spodestati e vinti per ora col trucco della giacca rivoltata e le solite dichiarazioni d’occasione d’agire “per gli italiani”. I “battuti” sono già a tentare recupero e risalita con manifestazioni in piazza e tentate riscalate senza scalette. Intanto i “rieletti” dalla Costituzione, ora al comando consociato coi nemici di ieri cominciano già i loro distinguo e gli smontaggi di ciò che quelli della settimana scorsa avevano montato con lacrime e sangue, e mostrato orgogliosamente d’aver fatto “per gli italiani”. Anche loro.

Fatto il primo passo di corsa, comincia la nuova marcia…

Una “Prefetta” nominata Ministro al volo per un nuovissimo “diritto burocratico”. Il Ministro degli Esteri, che allega la cooperazione internazionale, lui che non parla non il coreano o il lituano ma l’inglese, manco quello scolastico che ormai i bambini in età scolare balbettano già all’asilo. Prima al Lavoro, suo primo lavoro impegnativo, ove lascia decine di dossier e tavoli di confronto aperti, abbandonati nel mezzo del cammin alla “madrina” del reddito a chi non ce l’ha, ispiratrice del salario base e della paga oraria minima ai braccianti agricoli, residenti e migranti sfruttati dai caporali e dai padroni dei campi, ai ciclisti del cibo a domicilio che hanno inventato la corsa a tappe in città, e ora ai “navigator” che non sanno neanche loro chi sono e che devono fare, ma già impugnano i diritti acquisiti.

Non siamo alla frutta. Siamo all’ammazzacaffè, e forse oltre

Alla Salute, scaduta la Ministra Grillo, 5 stelle schierata e anche medico, arriva dalla sinistra più estrema Speranza, che per i malati il solo nome è un vero toccasana psicologico, ma non sa nulla (dice Calenda) di medicina e di salute pubblica, né di vaccini e di prevenzione sanitaria, si pensa. Un politico “accannato”, ripescato dai percento più bassi per non far torto alla “sinistra pura” rinata dalle ceneri, nella speranza del governo che l’opposizione estrema non faccia opposizione, neanche leggera.

Poi c’è il Ministero dell’Agricoltura, eliminato improvvidamente qualche tempo fa dal popolo, sempre rinato sotto nuovi nomi fino alle “politiche agricole – e forestali”, queste poi tranciate e passate ai Carabinieri con tutto il Corpo dei boschi, i compiti, gli automezzi di servizio e tre Signore diventate dalla sera alla mattina Generali dell’Arma. Che nell’immaginario collettivo era grado elevato solo maschile, strettamente legato alla figura del maresciallo, mitico eroe d’ogni paese, accanto al farmacista e al sindaco.

Il Ministro-Carabiniere rimane al Ministero dell’Ambiente

Che è anche del territorio e del mare. Oltre le foreste non più agricole ma ambientali. Il Generale non indossa più divisa, alamari e stellette d’alto grado, ma sorveglia e controlla, ancora coi suoi Carabinieri delle diverse sigle, per quanto possibile, che l’Italia non sia tutta intera una terra deifuochi. E laghi, fiumi e mare non divengano un “mare” di sacchetti e bottiglie di plastica, scarichi di schiume e liquami venefici per acque e cittadini. Almeno fino a quando non uscirà da una scuola pubblica o privata una Greta nostrana che gli ruberà ruolo e immagine, i convegni, i seminari e la autorità mediatica delle cose territoriali sulla stampa e in TV

Agricoltura. Un settore di grande peso e impegno del paese

Per la produttività, della terra e del lavoro, la crescita del PIL, i consumi interni, e l’esportazione. L’incarico, da far tremare i polsi, delle messi, d’uva, olivi, vino e olio, di pomodori e finocchi, delle stalle e stazzi d’allevamento, della chianina, delle padovane, del parmigiano e pecorino, e del resto che si porta al dì in tavola va ora alla donna che conosce la terra e il mestiere: Teresa Bellanova. Ex-bracciante nei campi, che dalla raccolta dei grappoli, passando per il sindacato, è approdata al Parlamento, nonostante un non elevato titolo di studio poi meritoriamente autoacquisito. Rieletta più volte per la pervicace difesa della categoria, ora ha la prima poltrona del risorto Ministero.

Gusto e stile sono rimasti “naive”, non guarda all’alta moda italiana nel mondo dei Versace, Ferrè, Armani o Dolce-Gabbana, forse perché tutti nella capitale del nord, ma è la “casa del lampadario” che deve averle lasciato un segno, perché “mi vesto come mi pare” va a giurare al Quirinale con una sorta di abito-paralume in trasparente voile azzurro-nazionale. Poi rivendica un cambio, e va in pois, come la famosa zebra di Mina.

Ci sono poi le Infrastrutture, destrutturate e stoppate dal Toninelli

Che diceva di no a tutto: no tap, no tav, no gronde genovesi, no, no, e rivedere tutto in nome di costi e benefici, tuonando che ”non ce ne frega niente di andare da Torino a Lione”, ignorando che dopo Lione i binari del treno proseguono verso Parigi, Londra, Stoccolma e Helsinki. E che l’Italia dovrebbe fare per il futuro una nuova politica dei Trasporti, togliendo dalle strade i TIR che inquinano, per imbarcarli con le loro merci sui pianali di treni, che senza marmitte fumose di gas e polveri sottili, né autisti che ogni tanto un colpo di sonno li sbarella in curva e provocano disastri e vittime della strada. E quì casca l’asino.

La subentrante decisissima De Micheli prende comando e Ministero, ricomincia il lavoro, fa ripartire i progetti fermi nei cassetti chiusi a chiave dal 5 stelle capellone, e riprende la strada, anzi l’autostrada, cominciando da quella della Gronda bloccata a quelle del sud che non si finiscono mai, per finire con la ferrovia del Frejus per Lione. Ma, la De Micheli è stata Commissario Straordinario per la Ricostruzione degli ultimi terremoti di Lazio e Marche che Conte, appena insediato, è tornato a visitare. Per ritrovare le strette di mano e il consenso del primo incarico, trovando le stesse macerie già viste, ferme lì a impedire progetti e impalcature, E non se l’è filato nessuno.

Un Titanic politico divulgato da sondaggi impietosi

Due perdenti in carica provvisoria, con speranza e Speranza, temporanei al governo “per durare” Hanno trovato Conte che la carica se l’èra fatta dare prima, senza voto, e in un anno l’ha costruita bene, solidificata pure a Bruxelles con qualche volo di stato e sorrisi aperti a Macron e Merkel. Un incarico attribuito senza concorso, reso antiruggine negli ultimi mesi dell’anno e‘n pezzetto, e reso inossidabile tuonando contro chi gli ha alzato la voce. Lui continua, seduto accanto a Di Maio che dopo un primo momento di smarrimento, ripreso colore, lo ripropone e lo ricandida al bis.

Trova accoglienza e ascolto anche nel nuovo segretario dem in cerca di un crick per rimettere sulla buca la vettura scassata del partito e vedere l’effetto che fa la toppa sulla marmitta e l’intera revisione della scatola del cambio che non ingrana più nessun’altra marcia che la prima ridotta, col pericolo di non farcela neanche in discesa. Così, 5 stelle apparse nel cielo della notte romana sono una vera “Rinascita” dalle botteghe oscure al Nazareno: le vie del cielo sono imperscrutabili.

Così diventano “giallo-rossi” con lode

Costretto ad aderire e far rispettare dettati scritti sul quaderno con la copertina nera e le pagine coi bordi rossi delle scuole del secolo scorso, il Presidente li ascolta tutti, rilegge “il libro”, da un tempo andante con moto e in settimana li fa “giurare” nelle sue mani con le penne stilografiche sempre del secolo scorso. Fatto il nuovo governo col nuovo Presidente vecchio, i nuovi Ministri nuovi possono cominciare ad amministrare.

E cominciano subito “i commenti”, anche salaci: gli Esteri a Giggino, col secondo capitolo della cooperazione internazionale ristabilisce il “doppio” incarico che gli è congeniale, lo aveva già fatto allo Sviluppo economico legandoci il Lavoro nel quale aveva aperto diverse decine di dossier che ora scarica a Nunzia Catalfo ”la madrina”, che dovrà sbrigarsela con le grane dei navigator, del salario minimo e della paga oraria.

La marcia continua: dopo il weekend d’estate ritornata, s’insediano, ritornati, 42 sottomiracolo