Trenta contro il suo Movimento: “Non meritavo quello che mi avete fatto”

Elisabetta Trenta non è più, da qualche giorno, il Ministro della Difesa. Al suo posto un Ministro del Pd: una decisione che la Trenta non ha mandato giù.

Elisabetta Trenta e l’appartamento di Stato a Roma
Elisabetta Trenta e l’appartamento di Stato a Roma (foto repertorio)

Elisabetta Trenta non è più, da qualche giorno, il Ministro della Difesa. E, un po’ come Toninelli, la sua rabbia si può comprendere. I due, assieme all’unico confermato Bonafede, erano le punte di diamante del Movimento 5 stelle. Adesso, invece, sono stati messi da parte nell’ottica dei giochi di equilibro voluti dal Pd. Toninelli ha denunciato una campagna mediatica contro di lui. La Trenta, al contrario, sfoga la sua rabbia contro il Movimento affermando di essere stata l’unica ad aver provato a “frenare” Matteo Salvini.

Trenta contro il suo Movimento

Il risentimento di Elisabetta Trenta è facilmente comprensibile. Infatti, in un primo moneto, sembrava essere stata blindata dal suo partito. Poi, a mano a mano che passavano i giorni, diventava sempre più chiaro che Luigi Di Maio l’avrebbe messa da parte. “Sapevo che il Movimento non mi avrebbe lasciato al ministero – ha confessato la Trenta al Messaggero -. Non sono contenta, non meritavo tutto questo“.

E poi: “Sono stata una delle persone che ha lottato più di tutti contro Salvini. Voglio stare zitta perché in questo momento potrei dire di tutto e contro tutti“. L’ex Ministro poi attacca il suo capo politico: “Non so se Luigi Di Maio mi abbia difeso, queste cose vanno valutate a freddo e non a caldo. Adesso ho mille pensieri contrastanti. E tanta rabbia. Ma voglio fare io una domanda. Il ministero della Difesa è un ministero importante, il Viminale è un ministero altrettanto importante. È opportuno che ci siano due correnti politiche in entrambi i dicasteri?”.

Infine: “Siamo sicuri che i tecnici siano abbastanza tecnici? Il mio successore è del Pd. Quindi devo pensare che Lamorgese lo sia. Non so cosa dire. Anzi, non mi va più di parlare. Ho da fare”.