Governo Conte: la benedizione laica di Sergio Mattarella

Giuramento Governo Conte
Giuramento Governo Conte

L’Italia d’oggi, trasformista-trasformata. Quella che era stata di molti “grandi” Giuseppe italiani: Mazzini, Garibaldi, Verdi, Ungaretti. Idealisti e rivoluzionari, condottieri, musicisti e poeti eccelsi. Grandi uomini, grandi carriere, pezzi distoria patriaincancellabile, nomi scritti sulle lapidi e sulle targhe delle vie a futura memoria, con le categorie riassunte sul “palazzone” dell’EUR a Roma Ma anche lo stesso nome di un avventuriero cialtrone come Cagliostro e di briganti come Musolino o capitan Bavastro, ultimo corsaro napoleonico in attività nel Mediterraneo prima delle ONG d’ogni paese d’Europa, a porti sempre aperti ma troppo lontani per l’attracco delle loro stesse navi che preferiscono Lampedusa, Augusta o Pozzallo.

Lui intanto, dirige il traffico “dem-five star”

Nell’attesa di una definizione personale e pertinente, resta a palazzo Chigi. Riconquistato tra i si e no di Zingaretti&Co il Palazzo, più saldamente dopo le nuovissime elezioni “superdemocratiche”e rappresentative: 60.000 elettori, iscritti speciali con stelle, in “rappresentanza democratica” d’una digitale piattaforma ripresa nel nome di J.Jacques – settecentesco autore di un “contratto sociale” che ha aperto un tratto di civiltà moderna – oggi trasformata in virtuale votazione, imprevista dalla Costituzione post-Liberazione che non poteva prevedere allora l’inimmaginabile futuro di un oggi “scarrupato”, traballante e confuso, perfettamente extraparlamentare, col voto indetto scavalcando “i soliti 60 milioni di cittadini” inermi, senza voce, coi diritti appannati. “ Elettori” con tanto di certificato con timbri, lasciato a casa, nel cassetto, tanto non serve, hanno votato “loro”. Come se l’altro Conte, con gl undici azzurri della nazionale sfidasse l’intero corpo dei marines USA… e vantasse d’aver portato a casa la vittoria!

Lo staff è pronto a muovere

Sull’imput della “novità”che sostituisce e cancella il “cambiamento” dell’anno scorso, sostituito da una “discontinuità” cui il medesimo premier dell’anno scorso dovrà trovare un senso comune unito agli sconfitti avversari dell’anno scorso: la commedia all’italiana, genere cinematografico trasferito alle Camere secondo qualcuno è “irrefrenabile comicità”. D’altronde era partito tutto da Grillo, un comico. Anche Di Maio capo politico: dopo la prima seria esperienza di lavoro al Lavoro, passa ora agli Esteri ed alla cooperazione internazionale (quella degli sfruttatori della pietà), con una esperienza da ricominciare da capo. Tra i PD riagganciati al tram istituzionale brilla la De Micheli alle Infrastrutture, strappate alle mani a pollice in giù di Toninelli e affidate alle sue di già commissario straordinario alla ricostruzione nelle aree terremotate dove le macerie trovate, dopo quattro anni, sono ancora dove stavano, e le casette provvisorie sono “stabili”, non nel senso d’uso in edilizia, ma in quello di “stanno ancora lì”e non s’è mosso mattone..

Poi scandalizza il “vaffanculo” di Grillo

Beppe pure lui, comico di razza, poi rivoluzionario e riformatore a confermare il nome di grandi di spirito e di cuore che a un certo punto “s’incazzano” e partono in quarta contro l’inedia, le furbate la pochezza, gli intrallazzi, la malinconia di una vita italiana ritagliata nel “tiram’a campà”, in un “volemose bene” ma col coltello pronto a “pungere”, con un pensato “t’apro com’un capretto” ad avversari che non sono altra parte, altre idee, altro pensiero con cui confrontarsi, sono solo nemici. E l’odio è pure lui sostanza di vita. Come l’amore, che spesso tradisce, come i politici e la politica stessa. Fino a che non capiti una crisi di governo a ristabilire baci e abbracci

Nulla di nuovo sul fronte italico. Un bel dì vedremo un fil di fumo sull’estremo confin del mar ?.

Redazione CiSiamo
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