L’intervista “nel vento” al Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella, sulla crisi e le consultazioni d’agosto 2019

Sergio Mattarella
Sergio Mattarella

Pregiatissimo Signor Presidente, la patata più bollente è toccata a Lei. Il Ministro dell’Interno, forse improvvidamente, ma bisogna capirlo: a furia di no dagli amici, di contumelie improperi e minacce (anche di morte) dai nemici, sotto il cocente sole d’agosto ha sudato forte e l’evaporazione l’ha portato a fare a Ferragosto (!) una mossa avventata che nessun membro del Parlamento poteva capire e figuriamoci se gradire. Aprire la crisi e imporre agli eletti dal popolo l’abbandono di boschi e spiagge, e tornare a votare.

Certo pochi hanno capito ragione e motivi del ritorno. Il Governo in sella durerà 5 anni. I parlamentari in ferie fusi con la sabbia a pattìni e sdraio,

donne e uomini lega_ti, con 5 stelle sul “badge”al bavero, dopo quattordici soli mesi di gestione della cosa pubblica, col successo delle misure messe all’attivo con grinta e impegno, ora senza opposizioni, scadute senza rinnovo a livelli di vitalità immisurabili, così pensano solo a lavoratori e lavorarici senza lavoro cui si dovrà trovarlo, a studentesse e studenti cui si dovrà impedire di trasferirsi in altri paesi, insegnanti da rieducare permettendo loro cattedre nella via di casa, e poi ridarla, la casa, ai terremotati in attesa da troppo tempo. E ancora impiegati, commessi, operai, con diritto di sciopero da rivedere coi diritti dei viaggiatori dei trasporti del venerdì… e via così.

Poi c’è Conte Presidente e le imposizioni Costituzionali. Prima lui: fino al tentato verbicidio del suo titolare del Viminale s’è comportato bene,

eletto da nessuno, cooptato dai due vice come reggente-travicello sissignori, s’è ritagliato un ruolo, autorevolezza personale e consensi, acquistando prestigio internazionale e tra gli italiani, amicizie in Europa tra i leader dei 28 e una posizione affidabile nelle riunioni degli Stati, riportando l’Italia a testa alta nei colloqui europei dei “grandi” dove s’andava dimessi e poco considerati. Ha chiuso in bellezza e con onore lasciando la poltrona e presentandosi a Lei dimissionario, quando ritirata la mozione di sfiducia non aveva più esigenza di farlo.

Ora la Costituzione, la più bella del mondo secondo qualcuno, che affida a Lei il compito di garante delle norme fondamentali della Repubblica

Norme codificate in 139 articoli da rispettare nel dettato e nei tempi in una partita tra giocatori che da molti anni ormai tentano di tenersi le poltrone e gli scranni conquistati per i debiti cinque anni. Ma non ce la fanno mai. C’è sempre qualcuno che rompe le uova, la tregua e altro, e manda tutto in baracca, o in “caciara”. Termini “sdoganati” forse da introdurre ormai anche in Costituzione. Così, o una riforma costituzionale cancella quei “cinque anni” di regno, e si va a voto subito senza inutili liturgie d’ascolto, di passeggiate sul Quirinale a vedere il saluto impeccabile dei Corazzieri, con la porta che s’apre e chiude per le solite facce di circostanza, o si trova il modo di incaricare altri, tenuti in “riserva della Repubblica” in tre giorni, una settimana al massimo, e si governa.

Sappiamo che Lei non può, anche se volesse, dire qualcosa sull’operato di un Ministro dell’Interno “sfascista. Nè sulla Crisi aperta. Lei, super partes

deve solo tentare di individuare una nuova possibile maggioranza parlamentare secondo quanto la Costituzione Le “impone”, così come sappiamo che queste nostre interviste “nel vento” soffiano in una sola direzione senza attendersi ritorno. Ma le scriviamo lo stesso. Sono memo, richiami, a volte biasimo, protesta o provocazione, soffiati in vento forte della libertà di pensare, e senza vincoli. Quei vincoli che in questo momento “sarebbero” imposti a Lei da regole costituzionali, mentre gli Italiani sono veramente stanchi e stufi di inciuci, manovre di palazzo, cambi di giacca e distintivo. Stanchi e sfiduciati al punto d’aver votato l’ultima volta per quelli del “vaffanculo”, un linguaggio certo non parlamentare, ma da osteria. E lo vede anche Lei il parlamento ora: un bar dello sport. Tifano, beceri e rissosi ma inconcludenti, senza un progetto, senza scopi chiari e decisi, contrari, sempre. L’Italia vuole invece da tempo votare per ordine e legalità, pulizia, ripresa, cambiamento. Davvero. Quest’ultima volta s’affidano a Lei. Anche se poco costituzionale, ci faccia votare. Subito.

Redazione CiSiamo
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