Salvini apre la crisi di governo: “Non c’è più una maggioranza”

Matteo Salvini ha aperto la crisi di governo con l'annuncio che non c'è più una maggioranza con cui andare avanti a governare

Crisi di governo
Crisi di governo

La crisi di governo sembrava scongiurata. E invece, dopo le rassicurazioni di Conte, salito al Quirinale per un colloquio con il Presidente Sergio Mattarella, è Matteo Salvini ad aprirla, con una nota diffusa la sera dell’8 agosto, poco dopo le 20.

Salvini apre la crisi di governo

Inutile andare avanti a colpi di no e di litigi, come nelle ultime settimane, gli italiani hanno bisogno di certezze e di un governo che faccia, non di ‘signor no’. Non vogliamo poltrone o ministri in più, non vogliamo rimpasti o governi tecnici: dopo questo governo (che ha fatto tante cose buone) ci sono solo le elezioni”, ha spiegato Matteo Salvini. L’ho ribadito oggi al presidente Conte: andiamo subito in Parlamento per prendere atto che non c’è più una maggioranza, come evidente dal voto sulla Tav e dai ripetuti insulti a me e alla Lega da parte degli ‘alleati’, e restituiamo velocemente la parola agli elettori“, prosegue. “Le vacanze non possono essere una scusa per perdere tempo e i parlamentari (a meno che non vogliano a tutti i costi salvare la poltrona) possono tornare a lavorare la settimana prossima, come fanno milioni di italiani”. E sul palco di un comizio a Pescara annuncia: “Se mi candido a premier? Quello sicuro“.

La replica di Luigi Di Maio

E per una volta in 14 mesi di governo, anche Luigi Di Maio è d’accordo con Matteo Salvini. “C’è una riforma a settembre, fondamentale, che riguarda il taglio definitivo di 345 parlamentari. E’ una riforma epocale, tagliamo 345 poltrone e mandiamo a casa 345 vecchi politicanti. Se riapriamo le Camere per la parlamentarizzazione, a questo punto cogliamo l’opportunità di anticipare anche il voto di questa riforma, votiamola subito e poi ridiamo la parola agli italiani”, dice. “Il mio è un appello a tutte le forze politiche in Parlamento: votiamo il taglio di 345 poltrone e poi voto, prosegue. “Noi siamo pronti, della poltrona non ci interessa nulla e non ci è mai interessato nulla, ma una cosa è certa: quando prendi in giro il Paese e i cittadini prima o poi ti torna contro. Prima o poi ne paghi le conseguenze”, conclude il vicepremier.

La posizione di Conte

Ma i due vicepremier sembrano aver fatto i conti senza l’oste, ossia Giuseppe Conte. Il quale si trova in una scomodissima posizione. E è interventuo per annunciare che rivendicherà il lavoro del proprio governo alle Camere. “Mi riservo di contattare i presidenti di Senato e Camera affinché adottino le iniziative di competenza per permettere alle Camere di tornare a riunirsi”, annuncia. Per Conte, “questo governo ha sempre parlato poco e lavorato molto. Questo governo non era in spiaggia, era ogni giorno nelle sedi istituzionali a lavorare dalla mattina alla sera nel rispetto degli italiani. Questo governo, da me coordinato, si è adoperato incessantemente per realizzare innumerevoli progetti di riforma a beneficio di tutti gli italiani”.

“Ieri e oggi pomeriggio è venuto Salvini che mi ha anticipato l’intenzione della Lega di interrompere l’esperienza di governo e la volontà di andare a votare per capitalizzare il consenso, spiega poi Conte, che chiama poi Salvini ad un atto di responsabilità. Dovrà infatti “spiegare al paese e giustificare agli elettori che hanno creduto nella prospettiva del cambiamento, le ragioni che lo inducono a interrompere anticipatamente e bruscamente l’azione del governo”. E poi, il Premier lancia uin avvertimento: in Parlamento, avverte, “dovremo dire la verità e non nasconderci dietro dichiarazioni retoriche o slogan mediatici. Non permetterò più che si alimenti la narrativa del governo dei no“.

In un ulteriore passaggio, rimette Salvini al suo posto, ricordando che, nonostante “l’invito di Salvini ai parlamentari a non perdere tempo, adducendo pretesti vari, ma tornare a riunirsi quanto prima, non spetta evidentemente al ministro dell’Interno convocare le Camere e decidere i tempi di una crisi politica nella quale intervengono ben altri attori istituzionali“.

La promessa del premier

Conte sembra intenzionato a combattere per il suo governo: “farò in modo che questa crisi da lui innescata (Salvini ndr) sia la più trasparente della storia della vita repubblicana“. “Avevo promesso che la trasparenza e il cambiamento sarebbero state i tratti distintivi di questo governo e vigilerò affinché questi valori siano rispettati fino all’ultimo giorno”, conclude.