Radio Radicale, il Governo va sotto: l’emittente è salva

Radio Radicale si è salvata grazie all'emendamento Sensi-Giachetti che ha disposto il finanziamento pubblico: il Movimento 5 Stelle non ci sta.

Luigi Di Maio
Luigi Di Maio

Il Governo si divide sul caso di Radio Radicale. La Lega, dal proprio canto, chiede di mantenere in vita l’emittente, a cui fa seguito anche l’opposizione, mentre il Movimento 5 Stelle opta per l’esatto contrario. La deputata del Partito Democratico, Silvia Fregolent, in qualità di capogruppo in commissione “Finanze”, ha annunciato quanto accaduto in merito all’emendamento Sensi-Giachetti. La questione va avanti, ormai, da diverse settimane.

Radio Radicale e le votazioni dell’emendamento

Roberto Giachetti, intanto, si dice soddisfatto. «Anche se con un contributo inferiore alle necessità – scrive su Twitter – abbiamo approvato un emendamento che stanzia 3 milioni per radio radicale nel 2019 Per ora la radio è salva. Adesso subito la gara».

Il commento di Di Maio

«Oggi la maggioranza di governo si è spaccata, per la prima volta. È stato così, è inutile nasconderlo. Si è spaccata su una proposta presentata dai renziani del Pd che prevede di regalare altri 3 milioni di euro di soldi pubblici, soldi delle vostre tasse, a Radio Radicale. La Lega ha votato a favore (insieme a Forza Italia), con mia grande sorpresa. Il MoVimento 5 Stelle ha ovviamente votato contro! Negli anni sono stati dati circa 250 milioni di euro di soldi pubblici a Radio Radicale, che è una radio privata. Ripeto: 250 milioni di euro di soldi pubblici».

«Siamo arrivati al paradosso secondo cui, dopo aver stanziato nuovamente per il 2019 ben 9 milioni di euro, oggi il Pd ne ha persino chiesti altri 3 (4 milioni anche per il 2020). E tutti i partiti, compresa la Lega, gli hanno detto di sì, hanno votato per regalare altri soldi delle vostre tasse a una radio privata. Secondo noi è una cosa gravissima, di cui anche la Lega dovrà rispondere davanti ai cittadini. Il MoVimento 5 Stelle avrebbe voluto mettere fine a questa indecenza. I partiti si sono messi di traverso (…). Un saluto a tutte le radio italiane che ogni giorno, con sacrifici e grandi difficoltà, si danno da fare – senza soldi pubblici – per offrire un servizio importante e pluralista all’Italia».