Cosa c’è dietro la crisi di Governo?

Una crisi di governo, che sembra ormai alle porte, porterebbe ad elezioni anticipate o ad un governo del Presidente. In questo modo però sul governo pentaleghista non graverebbe il peso del prossimo Def 2020

crisi di governo
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Crisi di Governo, quello che fino a ieri sembrava solo uno spauracchio ora, dopo l’ultimatum di Giuseppe Conte sembra più concreto di quelle semplici minacce da tira e molla a cui ci hanno abituati Matteo Salvini e Luigi Di Maio. E se le dimissioni di Conte dovessero effettivamente arrivare al Colle non ci sarebbero che due possibilità: governo tecnico o elezioni anticipate. E il dubbio che sia un‘abile manovra per schivare l’approvazione di Def 2020 disastroso è concreta.

Quella delle elezioni anticipate è una soluzione invocata spesso negli ultimi tempi da Matteo Salvini. Il quale, specie dopo le elezioni di domenica 26 che l’hanno visto trionfare sul proverbiale Carroccio, non vede l’ora di raccogliere i frutti della sua campagna elettorale. E così, prendersi quel 34% che gli darebbe la maggioranza sui 5 Stelle. Dal canto loro i grillini, dopo il flop delle europee che li ha visti in vertiginosa discesa, non possono sperare di tornare al governo con nuove elezioni.

Crisi di governo “artificialmente indotta”?

Eppure tanti sono gli indizi che, come rilevava già qualche settimana fa Linkiesta, per pensare ad una “rottura artificialmente indotta tra Lega e Cinque Stelle”. Del resto, i due vicepremier giocano con il fuoco. Dichiarano di voler andare avanti ma continuano a dimenarsi all’interno di un contratto di governo che – evidentemente – sta stretto ad entrambi. Rassicurano sulla stabilità di un esecutivo che in realtà stabile non è, perché si regge sulla volontà di potenza di Salvini e Di Maio, che si stringono la mano e nel giro di due minuti sono già l’uno contro l’altro.

Il problema del Def

Elezioni dunque, se saranno da fare. Ma qui è il nodo della questione: i tempi sono stretti. Perché per convocare i comizi elettorali ci sono precise tempistiche, che porterebbero gli italiani alle urne con ogni probabilità entro la prima metà di settembre. E questo è un dato fondamentale da tenere a mente. Perchè l’altra scadenza da rispettare il 30 settembre, quando il Documento di Economia e Finanza per il 2020 dovrà essere portato all’esame delle Camere. Che quindi per quella data dovranno essere già formate.

Ma se si andasse a elezioni anticipate, o venisse instaurato un Governo del Presidente, non graverebbe sul governo pentastellato il peso di un Def disastroso. In cui si sommerebbero una mancata crescita dello 0,8%, con un costo di circa 15 miliardi e i costi di Reddito di Cittadinanza e Quota 100, che se non coperti in altro modo porterebbero ad un aumento dell’Iva per 23 miliardi. In totale, mostra Linkiesta, 38 miliardi di manovra, il costo delle promesse elettorali pentaleghiste. Se contiamo che il Salva Italia di Monti, nel 2011 aveva un costo di 30 miliardi, è facile capire dove si potrebbe andare a finire.

Crisi di Governo, cosa c’è dietro?

Fatti quelli che Linkiesta chiama “i conti della serva”, possiamo forse intravedere un calcolo politico nel tira e molla del duo Salvini-Di Maio: “fingersi morti per non pagare il conto” delle politiche di questo anno di governo.

Perché se è vero che le politiche di austerity non sono andate giù ad un popolo vessato dalla crisi del 2008, è anche vero che per rimettere in sesto un Paese non basta nascondere i problemi sotto il tappeto come si fa con la polvere. O peggio, trovare misure che vanno a scalfire solo la superfice di un iceberg che purtroppo è molto più profondo di quanto non si voglia far credere.

Fino a che le politiche di assitenzialismo supereranno quelle per rilanciare il lavoro, e quelle per rilanciare i diritti degli italiani saranno superiori a quelle perché il dovere di ognuno assicuri a tutti il diritto, l’Italia non ha molte possibilità di non implodere.