Piero Graglia (Pd): «Tanta insofferenza ma è ora di cambiare»

Intervista a CiSiamo.info per il candidato alle elezioni europee del Partito Democratico Piero Graglia. Uno sguardo su cosa sta accadendo e su ciò che sarà.

Piero Graglia, candidato del Pd alle elezioni europee (foto Facebook)

Piero Graglia è uno dei candidati per le elezioni europee che si terranno domenica 26 maggio. Fa parte del Partito Democratico e ha concesso a CiSiamo.info un’intervista per parlare del prossimo impegno elettorale.

Piero Graglia, come ha percepito l’Europa in questi ultimi cinque anni?

«Studio e insegno “Storia dell’integrazione europea” da quando mi sono laureato. Ho sotto occhio una visione ad ampio raggio della questione Europa. Ho percepito tanta insofferenza e problematiche di non poco conto. I problemi che ci sono si risolvono mediante un lavoro che deve trovare come protagonista l’intero continente. Vi sono governi che resistono all’idea di rendere operativa l’Europa: l’incapacità è dal punto di vista strutturale. Gli stati membri resistono anche a questioni come salute e ambiente. Credo che sia un vero e proprio gioco al massacro. Ci sono dei problemi che gli stati membri non possono più affrontare poiché non sono gestibili a livello nazionale».

Secondo lei ridare sovranità all’Europa in alcuni ambiti potrebbe essere la strada giusta?

«Assolutamente sì. Più che ridare sovranità direi di cedere la sovranità su questioni nelle quali un singolo Stato ha difficoltà. I cittadini sentono tantissimo problematiche come ambiente e sanità. L’Europa non dovrebbe “mettere il becco” su alcune questioni. Se trovo una buca per strada di certo non chiamo l’Unione Europea. Se il problema dovesse essere locale non penso ci sia bisogno di interpellare l’Europa».

Crede che le correnti sovraniste avranno un ruolo nelle prossime elezioni europee?

«Non credo in questo. Preferirei utilizzare il termine nazionalismo. I nuovi nazionalisti mandino messaggi di pancia più dettati sul momento. L’elettore ha tutti gli strumenti per rendersi conto della fallacia di questi elementi. Mi auguro che le persone valutino bene in questo senso. Quando la politica di sinistra sta vicino al cittadino riesce a vincere le elezioni».

Com’è la percezione dei cittadini nei confronti dell’Europa?

«Questo è un problema anche di comunicazione. Gli stati nazionali utilizzano i successi dell’Unione come se fossero loro stessi gli artefici. I fondi europei ne evidenziano un difetto di prospettiva. I cittadini vedono la loro amministrazione e successivamente guardano l’Europa. Ogni singolo Stato in Europa si enfatizza non evidenziando il ruolo dell’Europa».

Quali sono state le vittorie più importanti a livello europeo?

«La prima vittoria è sicuramente la pacificazione del continente. Quando mio padre nacque nel ’34 si aspettava di combattere una guerra dopo essere diventato adulto. Mio nonno, invece, aveva la certezza di dover combattere. A me e i miei figli questa cosa non è accaduta. Oggi se sto male in un Paese dell’Unione sono curato a spese del mio Governo: questa è una conquista importante pur se recente (1992). La presenza dell’Unione Europea ha agevolato anche il mercato unico. La circolazione libera della merce è sicuramente un vantaggio. La stessa cosa dicasi per la moneta unica. Chi parla di ritorno alla lira non ha memoria di molte cose che non andavano bene».

Quali istanze vorrebbe portare con maggior forza in caso di elezione?

«Bisognerebbe aggiungere diverse tutele per il supporto alla persona e non solo. L’Ue si finanzia anche da sola ma una grande quota arriva dai singoli stati. Nella prossima legislatura si dovrà rimettere mano ai trattati, bisognerà ampliare le competenze. Ci sono altre cose come la mancanza di forze politiche a livello europeo. In Italia non abbiamo una visione europea della politica. Crediamo che questa sia una visione anticipatrice in vista delle future elezioni di livello locale».

Quali sono le sfide più urgenti dopo l’inizio del mandato?

«Sicuramente i rapporti con gli Stati Uniti. L’amministrazione Trump è deleteria per tanti punti. Gli USA non sono più amici dell’Unione Europea dagli anni Settanta. Attenzione anche alla Cina e alla Russia che reputo sia la più aggressiva, vedi gli esempi di Ucraina e Bielorussia nel voler entrare nell’UE. Il rapporto dell’Unione sarà una delle cose più urgenti da affrontare nell’immediato futuro. Oggi l’Unione Europea è il primo mercato economico al mondo: qui si vive meglio rispetto agli Stati Uniti. Ci vorrebbe una concezione di quali grandi persone ci siano state in Europa».

Come andrebbe gestito il problema delle frontiere?

«Difenderci dai movimenti migratori in Europa è deleterio. Non bisogna attuare la chiacchiera dei porti che, in realtà, non sono mai stati chiusi. Credo sia necessario un cambio di rotta importante. Strumento di integrazione e di accoglienza per coloro i quali vengono negli altri Paesi per migliorare le rispettive condizioni di vita. Insegnare la lingua del Paese che ti ospita ma far conoscere anche cosa sia l’Unione Europea. Il peso dell’immigrazione è caduto quasi tutto su Italia, Spagna e Grecia. Queste tre non hanno parlato, mai, con una voce unica: questo per me è folle».