Marco Affronte (Verdi): “Ecco quanto ha fatto l’Europa”

Per il ciclo di intervise proposte da Ci Siamo Marco Affronte dei verdi racconta un'Europa che combatte i cambiamenti climatici e cerca di proteggere l'ambiente, ricordando però che c'è ancora molto da fare

Marco Affronte (facebook)
Per il ciclo di intervise proposte da Ci Siamo Marco Affronte dei verdi racconta un'Europa che combatte i cambiamenti climatici e cerca di proteggere l'ambiente, ricordando però che c'è ancora molto da fare

Marco Affronte è un eurodeputato che ha svolto il suo incarico in Europa con i Verdi.
Membro della Commissione Ambiente, sanità pubblica e sicurezza alimentare e della Commissione Pesca, si occupa principalmente di ambiente e cambiamenti climatici. E sono proprio queste le sfide pilastro le progetto europeo dei Verdi, insieme alle politiche sociali, che Affronte ha raccontato in un’intervista a Ci Siamo.

Che Europa uscirà da queste elezioni?

E’ una bella domanda. C’è preoccupazione in generale, ma l’ho avvertita anche dentro al Parlamento europeo, per il fatto che il prossimo Parlamento possa essere più sbilanciato verso destra. O dove comunque un ruolo più grande venga ricorperto da persone che hanno un’idea di Europa che corrisponde più a quella di distruggere tutto quello che abbiamo fatto, piuttosto che quella di continuare il lavoro.

Non c’è dubbio che l’Europa abbia bisogno di continaure a lavorare e migliorarsi tantissimo. Ma questo non vuol dire che dobbiamo buttare in mare il lavoro che abbiamo fatto fino ad ora. Immagino che questa spinta nazionalista si sentirà alle prossime elezioni. Credo però che visto che la grande maggioranza di europei vuole ancora un’europa migliore probabilmente riusciremo in qualche modo a bilanciare questa spinta. In ogni caso direi che proprio questa forte spinta nazionalista può essere il momento e l’occasione per riflettere su che tipo di Europa abbiamo e come la vorremmo migliorare.

Quali sono le politiche che i verdi porteranno in Europa?

I Verdi hanno un progetto, un modello di futuro che in qualche modo portano avanti a tutti i livelli. Ci sono due aspetti che però sono molto interconnessi fra di loro. L’idea di ecologismo inteso non solo come tutela dell’ambiente, ma anche di un modello di sviluppo sostenibile. Un modello che va a rimettere in discussione il modo in cui ci siamo sviluppati fino ad adesso, sfruttando in maniera dissennata le risorse naturali che non sono infinite, anche se noi le utilizziamo come se lo fossero.

Quindi rimettere in discussione questo modello inserendo il concetto di ecologia un po’ dappertutto. E’ infatti un concetto che va benissimo in economia, nel lavoro. Sappiamo che potremo creare decine di milioni di posti di lavoro investendo in maniera diversa le risorse, in qualche modo cambiando, trasformando la nostra industria in industria sostenibile. Queste sono le tematiche per cui molto spesso siamo riconosciuti ma devo dire anche i Verdi hanno anche un fortissimo aspetto per quello che riguarda le tematiche sociali. La riduzione delle diseguaglianze, la grande attenzione verso i diritti delle minoranze, tutto quello che riguarda i paesi terzi del mondo, i fenomeni migratori. E’ un modello completo il nostro, non riguarda solo l’ambiente.

Riguardo alle politiche ambientali, cos’ha fatto l’Europa in questi anni per arginare i cambiamenti climatici?

I cambiamenti climatici per noi sono l’impegno principale e sono la sfida più grande che l’umanità abbia mai affrontato e affronterà nei prossimi decenni. Io mi sono trovato nei mesi scorsi a terminare un libro che si intitola “La buona Europa“, cioè quello che l’Europa fa per noi nella vita di tutti i giorni. La mia parte era sulle tematiche ambientali e mi sono reso conto di quanto l’Europa ha fatto negli anni. Anche cose che noi diamo per scontate e che invece sono vittorie dell’Europa.

Ci sono dei piani ambientali che l’Europa produce a distanza di sei, sette anni di distanza l’uno dall’altro e che hanno un progetto, degli obiettivi da raggiungere. E sono convintissimo che i singoli stati da soli avrebbero fatto per l’ambiente molto molto meno. Per quanto riguarda i cambiamenti climatici, l’Europa, nonostante abbia solo 500milioni di popolazione, sui sette miliardi e mezzo, ha un fortissimo ruolo di leader. Lo ha in tutte le confereze delle Nazioni Unite, a cui io ho partecipato, e ha guidato e trainato le negoziazioni insieme, fino a qualche anno fa, agli Stati uniti, che adesso purtroppo si sono ritirati. Adesso lo fa insieme alla Cina che in qualche modo ha assunto il ruolo di coleader insieme all’Unione europea.

Avevamo degli obiettivi al 2020 che più o meno abbiamo raggiunto, ne abbiamo altri più ambiziosi per il 2030 e poi sono appena usciti dal progetto dell’Unione europea quelli per il 2050. E anche questi obiettivi, supportati da politiche che comunque fuinzionano anche se non completamente, non basterebbero per essere in linea con l’aumento di temperatura tra l’1,5 gradi che gli esperti ci consigliano di non superare. C’è senz’altro da fare di più, però sicuramente l’Europa ha svolto e sta svolgendo un ruolo molto iportante.

Quindi ci sarà da collaborare maggiormante con le potenze extraeuropee

Questi sono quei temi su cuii non si può non pensare in maniera globale. Per questo è importante il ruolo di leader. L’Europa internamente mette in atto le sue politiche ma come leader indica e spinge altri Paesi a fare lo stesso, e a fare scelte importanti. Ovviamente in questo discorso c’è il discorso delle doppie velocità: da una parte i Paesi industrializzati che hanno causato questo problema e che adesso hanno raggiunto un livello di benessere elevato, dall’altro i Paesi in via di sviluppo, che adesso stanno producendo tantissime emissioni per potersi sviluppare e raggiungere un livello pari al nostro. Penso alla Cina, all’India, al Brasile, ai quali dobbiamo dire “sviluppatevi ma non in maniera dannosa per l’ambiente come abbiamo fatto noi”. E ovviamente questo si puòl fare mettendo a disposizione grandi risorse economiche. L’Europa, a livello anche economico sta contribuendo a creare quel fondo che dovrebbe essere di 100 miliardi di dollari al 2020 che dovrebbero essere di cercare di colmare e aiuitare questa differenza con i Paesi in via di sviluppo

Qual è la risposta dei Paesi extraeuropei alle proposte sull’ambiente?

E’ molto variegata, ma i più importanti, non posso non pensare alla Cina, stanno rispondendo. Se guardiamo il grafico delle emissioni della Cina, è una scalata vertiginosa. Ma negli ultimi due o tre anni ha rallentato, e lo ha fatto andando a sbatterci la faccia. In Cina la situazione ambientale è disastrosa, si fa fatica a respirare quindi hanno dovuto mettere in atto queste politiche.

L’Inda sta lavorando abbastanza bene, ma c’è tanto carbone sul quale fanno affidamento ed è un problema, perché non possiamo affidarci al carbone. Dove la situazione ecomonica è più precaria o ci sono situazioni sociali difficili è molto più difficile investire in maniera corretta. E poi a volte abbiamo ribaltoni politici come ad esempio in Brasile dove abbiamo un Presidente che sicuramente non è molto intenzionato a combattere i cambiamenti climatici. E anzi ha detto che non è un problema per lui continuare a distruggere la foresta amazzonica, non capendo che mettendo a rischio un polmone verde mettiamo a rischio la sopravvivenza stessa dell’umanità.

Redazione CiSiamo
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