Daniele Viotti (Pd): “Dobbiamo dare maggiori garanzie ai lavoratori”

Daniele Viotti spiega in un'intervista a Ci Siamo l'idea di un'Europa futura basata sul rispetto dell'ambiente e maggiori garanzie sociali

Daniele Viotti (Facebook)
Daniele Viotti spiega in un'intervista a Ci Siamo l'idea di un'Europa futura basata sul rispetto dell'ambiente e maggiori garanzie sociali

Le elezioni europee 2019 sono alle porte, e Daniele Viotti, europarlamentare del Pd impegnato nella Commissione bilancio a Bruxelles e sul fronte dei diritti civili, spiega in un‘intervista a Ci Siamo quali saranno le battaglie future dell’Europa, giocate sul tema dell’ambiente e delle garanzie sociali.

Quali sono gli obiettivi prossimi da raggiungere per la parte economica dell’Europa?

Ci sono almeno due risultati di cui sono molto soddisfatto, come relatore al bilancio 2019. Il primo è quello di aver raggiunto il 20% delle risorse dal bilancio dell’Unione europea per la lotta ai cambiamenti climatici. Dopo sette anni, l’obiettivo di raggiungere il 20% del proprio bilancio per la lotta ai cambiamenti climatici è stato raggiunto. Uno dei temi di più stretta attualità che interessa soprattutto le giovani generazioni è proprio quello dei cambiamenti climatici, della lotta all’inquinamento, e l’abbiamo raggiunto.

Il secondo è quello di aver istituito tante misure sociali, che valgono parecchi miliardi di euro. Ce n’è una in particolare, più piccola, che vale 15 milioni di euro, ma che è il primo passo di un investimento che sarà di 7 miliardi per i prossimi anni, e sarà lo strumento per eliminare la povertà infantile dall’Europa. E’ l’Europa dei sogni: essere il primo continente che lavora per eliminare la povertà infantile. Per me è una misura enorme, non tanto per la quantità, perché al momento sono 15 milioni di euro, ma per l’obiettivo, cioè un’Europa che torna a darsi obiettivi straordinari.

E in cosa consiste, nello specifico?

Ci sono quattro pilastri fondamentali. La sanità gratuita per tutti i bambini, l’obbligo scolastico, un‘alimentazione sana per tutti i bambini e il diritto ad una casa sicura e protetta. Per la prima volta l’Europa farà delle politiche sociali per la famiglia. Con ogni evidenza non daremo i soldi ai bambini ma faremo delle politiche sociali per la famiglia, perché negli stati membri i bambini e le loro famiglie abbiano una casa sicura, e che queste famiglie possano dare un’alimentazione sana e abbiano la garanzia di cure mediche e di un’istruzione pubblica gratuita.

In che modo l’economia italiana potrebbe essere supportata dall’Europa?

L’economia italiana è supportata dall’Europa. Se si va a vedere il piano Junker che grazie all’Italia è stato lanciato nel 2015, che ha avuto un investimento di 16 miliardi da parte del parlamento Europeo e ha portato a 115 miliardi di euro di investimenti, la maggior parte dei progetti finanziati sono in Italia, nelle nostre regioni. E sono progetti innovativi, straordinari. Il problema è che noi oggi abbiamo un governo che non viene più a Bruxelles a difendere gli interessi del Paese. Toninelli e Di Maio, che si occupano di sviluppo e di infrastrutture non vengono mai qui. Sulle infrastrutture non c’è nessun presidio qui a Bruxelles, come sulla difesa delle nostre imprese e del Made in Italy. Non c’è nessun Ministro che viene a Bruxelles a difendere l’economia italiana.

Per quanto riguarda la nuova Via della Seta, da un punto di vista europeo, questo accordo con la cina, cosa comporterà?

Io penso che da un punto di vista italiano gli investimenti stranieri nel nostro Paese devono essere i benvenuti. Il problema è se questi investimenti stranieri provengono da Paesi liberi con democrazia avanzata oppure da Paesi come la Cina che tende a costruire infrastrutture all’estero per veicolare messaggi politici. Noi abbiamo bisogno di investimenti stranieri sul porto di Trieste, su quello di Genova, sulle nostre infrastrutture. Ma perché non si è spinta l’Europa a chiedere più investimenti a Paesi interni all’Europa, ma si è fatto il memorandum con la Cina? Che tra l’altro per il momento dovrebbe permetterci di esportare delle arance…

Cittadinanza 2.0, cos’è?

Si tratta di dare ai cittadini la possibilità di partecipare più attivamente alla vita politica attraverso strumenti che permettano al legislatore di avere contezza di quello che pensano i cittadini. E avere cittadini i cui diritt, i soprattutto civili, vengono tutelati e promossi. Io ho fatto battaglie sui diritti civili, e cittadinanza 2.0 vuol dire cittadinanza anche per coloro che fino ad oggi non erano considerati cittadini al pari degli altri.

Ma ci sono diritti civili che la momento sono più a rischio in Europa?

I diritti civili sono sempre in pericolo anche laddove pensiamo che ci siano governi che sono attenti ai diritti civili. Perché è un momento che cambi il vento politico, quindi i diritti civili vanno sempre difesi. Mi sembra che quelli più sotto attacco oggi siano quelli dei migranti e quelli delle donne. Dobbiamo presidiare democraticamente il diritto delle donne ad avere accesso ad avere accesso alla maternità consapevole, a cure mediceh, all’interruzione di gravidanza, a posti di lavoro indipendentemente dalle loro condizioni familiari, pari salario a parità di mansione. Mi sembra ci siano Paesi e politiche che tendono a ridiscutere tutto questo.

Quali sono invece i problemi sociali maggiormente sentiti in Europa?

La precarietà di vita, su cui noi dobbiamo assolutamente intervenire. Il liberismo e capirtalismo di questi anni è stato avallato anche dall’Unione europea e ha fatto sì che cambiassero le modalità di lavoro e le garanzie dei lavoratori. Dobbiamo tornare a garantire ai lavoratori che nei momenti in cui per scelte aziendali o problematiche varie perdono il lavoro, trovino nell’Europa una risposta. Io sono promotore di due misure che ritengo fondamentali. L’assegno europeo di disoccupazione, per collettivizzare la disoccupazione giovanile, e una direttiva europea sulla responsabilità sociale dell’azienda. Anche le imprese che devono essere libere di rispondere alle esigenze di mercato, devono avere una responsabilità sociale. Quindi se chiudono uno stabilimento in una parte dell’Italia devono lavorare con le autorità locali perché il sito che lasciano sia pulito da scorie e inquinamento e per ricollocare le persone che lasciano a casa.