Dario Tamburrano (M5S): “C’è bisogno di un nuovo modello che metta al centro l’uomo”

L'europarlamentare del M5S Dario Tamburrano spiega a Ci Siamo quale deve essere il nuovo modello di Europa

Dario Tamburrano (facebook)
L'europarlamentare del M5S Dario Tamburrano spiega a Ci Siamo quale deve essere il nuovo modello di Europa

Dario Tamburrano, europarlamentare del Movimento 5 Stelle, spiega in un’intervista a Ci Siamo quale sia il modello di Europa a cui ambire, e quali siano le grandi sfide che la aspettano nel futuro.

Che Europa uscirà da queste elezioni?

Queste saranno le elezioni più contrastate e importanti della storia delle elezioni europee. Ci sono tanti fattori in gioco: sicuramente è un momento di transizione nella politica europea fondamentale, perchè senza l’Europa si muore. Ci sono tendenze centrifughe che vogliono disgregare l’Europa, e tendenze conservatrici legate ad un modello di Europa strutturato, ivi compresi i trattati rigidi del secolo scorso. Ovviamente queste elezioni saranno fondamentali per un nuovo equilibrio all’interno del Parlamento europeo, per la formazione di una nuova Commissione, e credo che in questi cinque anni se l’Europa non avrà un punto di svolta radicale tenderà comunque a dissolversi.

In che direzione dovrebbe cambiare l’Europa?

I trattati rigidi andavano bene in un periodo di stabilità, e avevano un senso. Servivano a costruire una struttura istituzionale solida, ma eravamo in un’epoca in cui c’era stabilità a livello tecnologico e industriale. L’Europa è stata costruita quando ancora c’erano due blocchi contrapposti, in un mondo bipolare. Ma noi abbiamo un mondo globalizzato, multipolare, e l’Europa ha bisogno di essere riformata in questa direzione.

In più abbiamo una serie di questioni: il cambiamento climatico, la sfida digitale, del commercio internazionale, le asimmetrie a livello di reddito in varie parti del mondo. Sono questioni sul tavolo, che sono europee ma anche globali, che vanno assolutamente affrontate. E il modello attuale non è in grado di affronatarlo. L’Europa è nata come primo germe come comunità del carbone e dell’acciaio, che erano una forma di energia fondamentale nei processi industriali nel secolo scorso. Oggi il processo tecnologico e la questione ecologica e climatica devono essere risolte con un‘attenzione ai flussi di materie prime e di energia.

Quindi dal carbone si deve passare alle energie rinnovabili. Dall’acciaio e da un’economia di tipo reale si deve incrementare l’economia circolare. Perché un continente che dipende dall’esterno per i flussi di materie ed energia non potrà comunque essere un continente libero. Oggi solo così si può dare un nuovo respiro all’Europa. Un nuovo modello economico, energetico, industriale. E poi c’è la sfida della transizione al digitale che può essere una grandissima opportunità, ma è una transizione che va governata.

Quali sono i rischi?

L’accelerazione delle tecnologie e del digitale sta portando a cambiamenti non più nel corso di una generazione ma nel corso di pochi anni. La società è soggetta a molti scossoni, e l’avvento delle nuove tecnologie informatiche e dell’intelligenza artificiale pone anche delle questioni etiche. Già oggi prendono decisioni per conto nostro, i nostri dati non sono tutelati, vengono usati per profilazione commerciale e politica, e c’è bisogno quindi di un nuovo modello che metta al centro l’uomo.

E le decisioni dei processi artificiali e degli algoritmi devono essere basate su principi etici. La tecnologia sfiora sfide di tipo quasi filosofico. Il principio dell’algoritmo etico è una bella sfida. La tecnologia è strettamente collegata all’homo sapiens, ed è sempre stato il motore della nostra specie, a partire dall’agricoltura. Un tempo i cambiamenti tecnologici erano lenti, occupavano secoli. Oggi sono rapidi, e c’è una questione che riguarda la formazione delle nuove generazioni, i modelli di insegnamento.

E c’è la questione del mercato del lavoro, con lavori che scompaiono e nuovi lavori che emergono, ma al netto ci sarà una perdita di posti di lavoro. Quindi si pone il problema di come finanziare gli ammortizzatori sociali. Se i cittadini hanno meno lavoro chiaramemte chi pagherà i sercvizi pubblici essenziali? Quindi è importante sottolineare la centralità dell’etica e dell’individio nei processi di intelligenza artificiali. Bisogna poi tutelare i principi demografici. Già oggi in Cina dove la tecnologia è applicata in forma particolare abbiamo una forma di controllo completo dell’individuo. Abbiamo tecnologie che riescono a capire dalle espressioni facciali le emozioni, e che quindi sono in grado di essere utilzzate per fini politici, e c’è la possibilità che questo modello possa venire replicato anche in Europa.

Per quanto riguarda i trasporti quale sarà l’importanza?

Il concetto del trasporto in questo secolo assume dimensioni importanti. Ci sono i trasporti fisici e poi i trasporti digitali, visto che l’economia viaggia in maniera fisica e digitale con i dati. C’è bisogno di grande impulso alle strutture digitali, compresa la siurezza informatica, e per quanto riguarda il trasporto di merci abbiamo assistito ad una globalizzazione del trasporto, che viaggiano da una parte all’altra del continente. Io credo che ci sia bisogno di un’avvicinamento tra luoghi di produzione e luoghi di consumo. Questo soprattutto perché il trasporto implica conseguenze di tipo energetico, ed ad oggi non può essere alimentato da energie rinnovabili. Quindi il commercio internazionale dovrebbe avvenire per quanto riguarda quelle merci che hanno bisogno di economie di scale grandi. Ma per il resto è necessario un passo indietro, la globalizzazione selvaggia non governata che non tiene conto degli effetti sull’ambiente deve essere modificata.

Rispetto alle aspettative che aveva quando è stato eletto, come ha trovato l’Europa?

Quando sono stato eletto pensavo di poter agire più come sentinella, e comunicare in Italia quello che avveniva in Europa. Qui ho visto che ci sono molte cose che funzionano, ma anche cose assurde che vanno assolutamente cambiate. E il motivo della mia ricandidatura è stato che ho visto che si riesce comunque a fare qualcosa, ha un senso stare qui. Si può incidere. Certo, no si trasforma l’Europa dall’oggi al domani, c’è bisogno di tempo, ma l’idea che questo modello non funziona comincia a prendere piede, in più ambiti, soggetti politici, Paesi, e quindi c’è un barlume di speranza. Perché l’alternativa, cioè la disgregazione, potrebbe essere una soluzione addirittura peggiore.