Matteo Salvini: solo 17 presenze in Viminale dall’inizio del 2019

Un'inchiesta di Repubblica mostra i tassi di "assentesismo" del MInistro Matteo Salvini dal Viminale

Matteo Salvini
Un'inchiesta di Repubblica mostra i tassi di "assentesismo" del MInistro Matteo Salvini dal Viminale

A scorrere la sua bacheca Facebook sembra che il Ministro dell’Interno Matteo Salvini abbia il dono dell’ubiquità. Appare quasi contemporaneamente in diverse zone d’Italia, a diverse manifestazioni ed eventi.

Il tasso di assenteismo del Ministro Matteo Salvini

Tranne, pare, al Viminale. Questo è quello che riferisce Repubblica in un lungo pezzo il cui succo si riassume nelle voci di corridoio del Ministero: “Incontrare il Ministro? Si fa prima con VinciSalvini, sperando che sia lui a richiamare…”.

Un “Ministro nei ritagli di tempo”, dice Repubblica, a giudicare dalle presenze al Viminale: 12 giorni pieni dall’inizio dell’anno, 17 se si contano cinque giorni in cui “non si sa bene dove sia stato”. Un tasso di assenteismo del 70%, con 95 giorni di assenza dal Ministero su 134, secondo i conti del quotidiano.

Perché Matteo Salvini dovrebbe stare al Viminale?

Del resto, il Ministro non ha l’obbligo di presenza nell’ufficio del Viminale. Vero è però che questo aiuterebbe chi quella poltrona la occupa per procura, cioè il capo di Gabinetto Matteo Piantedosi, che pare riceva le istruzioni via telefono. Una situazione problematica, se si considera che la presenza fisica al Viminale del Ministro è necessaria per firmare tempestivamente “l’autorizzazione a intercettazioni preventive, in caso di indagini di mafia e terrorismo“, ad esempio. O ancora, “per ragioni di sicurezza deve poter utilizzare la linea telefonica interna e criptata, che collega il suo ufficio a quello del premier e dei vertici dei servizi segreti”.

La presenza sul territorio

Tutte cose che Matteo Salvini non può fare se si trova ad uno di quei 211 eventi a cui ha partecipato dall’inizio del 2019, e di cui Repubblica fa una lista dettagliata. Ovviamente, il Ministro ha il compito di recarsi sul territorio quando è necessario, perché testimone della presenza dello Stato accanto ai cittadini. Però, vedendo il ritardo con cui è arrivato a Napoli dopo il ferimento di Noemi (3 giorni), o quello con cui è arrivato a Corinaldo dopo a tragedia della discoteca (nella tarda serata), viene il dubbio che la sua presenza sul territorio sia legata più a esigenze di campagna elettorale, che al ruolo istituzionale. Del resto, la maggior parte degli eventi che non ha disertato erano legati a comizi e feste del partito.

La lontananza dai lavori di Bruxelles

E i conti delle presenze, a Bruxelles, non vanno meglio. Dei sei Consigli Giustizia e Affari Interni in cui si è discusso di immigrazione, Salvini ne ha disertati cinque. E ci vuole un bel coraggio a dire che l’Europa non fa nulla in materia di immigrazione se poi nelle occasioni in cui se ne parla il Ministro che dovrebbe difendere gli interessi dell’Italia non è presente. Certo, affida le redini al Sottosegretario Molteni. Ma quanto ci perde in credibilità, poi l’Italia?

Il confronto con i predecessori

Chi sa bene come funzionano le cose al Viminale è Mario Morcone, prefetto in pensione, che è stato Capo di Gabinetto di Marco Miniti. E a Repubblica racconta: “Il confronto costante con i cinque capi Dipartimento è essenziale per il funzionamento della macchina. Se il capo non c’è mai, il lavoro rallenta. Minniti arrivava in ufficio alle 8.30 e se ne andava la sera. Nicola Mancino si presentava in ufficio alle 7, prima della donna di servizio, e lei si metteva a urlare perché non riusciva a pulire la stanza“.

Un confronto che pesa, se si pensa che solo pochi anni fa, nel luglio 2014, Matteo Salvini twittava contro il Ministro Angelino Alfano: “Oggi Alfano parla di legge elettorale, di Renzi, di articolo 18. Peccato che sia pagato per occuparsi di sicurezza e immigrazione. Alfano dimettiti”.

Redazione CiSiamo
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