Processo Aemilia, la Gazzetta di Reggio Emilia contro il Senatore Morra

La Gazzetta di Reggio Emilia ha pubblicato una lettera aperta indirizzata al Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia Nicola Morra.

Nicola Morra
Nicola Morra (foto Facebook)

La Gazzetta di Reggio Emilia ha pubblicato, sulla propria versione cartacea, una lettera aperta indirizzata al Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia Nicola Morra che attualmente è in missione nella Regione Emilia Romagna. Nello specifico la testata giornalistica mette in luce che nessun esponente del giornale è stato invitato all’audizione relativa al Processo Aemilia che coinvolge 240 imputati e le connivenze della mafia al nord. La Gazzetta ha espresso il proprio disappunto per non essere stata interpellata nonostante la mole di lavoro giornalistico prodotto in questi anni in merito alla vicenda del maxi-processo.

La lettera della Gazzetta

«La Gazzetta ha seguito – dichiara la lettera del giornale – tutte le 195 udienze del processo Aemilia con una durata media di 8-10 ore ciascuna. Il processo è durato 2 anni e mezzo. La cronaca in 1.000 articoli della Gazzetta. Abbiamo ricevuto insulti, minacce, conosciuto tentativi di allontanamento dall’aula, siamo stati bersaglio di querele temerarie. La cosa colorita è che la Gazzetta non è stata chiamata dalla Commissione a far parte attiva dell’audizione di oggi pomeriggio. Ci è stato telefonato ieri mattina dalla Prefettura un cortese invito a partecipare. Martedì sera ci era stato spedito in e-mail soltanto uno straccetto di comunicato stampa, tra l’altro irrituale, non parlamentare, non della Commissione, non pubblico e dunque non popolare. Il tutto è stato inviato – continua la nota – dal partito al quale lei, presidente Morra, appartiene».

Le parole indirizzate a Nicola Morra

Nello specifico, la lettera rivolta Nicola Morra evidenzia una lista di persone convocate, tra cui diversi giornalisti, ma qui non figura alcun corrispondente della Gazzetta di Reggio Emilia. «La Gazzetta di Reggio Emilia non c’è. Immagino che il reclutamento – continua la nota presente sull’articolo di Stefano Scansani – sia stato espletato localmente da ingaggiatori cistifellici. Tutto questo con criteri di tipo selettivo imbelle, semmai partitici, probabilmente con la mentalità della lista di proscrizione nell’atmosfera della campagna elettorale».

Redazione CiSiamo
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