Mimmo Lucano, la sentenza: «Non ci sono prove sui comportamenti fraudolenti»

La Corte di Cassazione si è espressa sul caso relativo a Mimmo Lucano. Una vicenda che ha portato al divieto di dimora in quel di Riace.

Mimmo Lucano
Mimmo Lucano

Dopo l’annullamento del divieto di dimora a Riace (Calabria) relativo al primo cittadino Domenico Lucano, detto Mimmo, la Corte di Cassazione ha depositato le motivazioni in merito all’udienza datata 26 febbraio per l’elemento riguardante la gestione dei rifiuti. In quella circostanza era stato annullato il provvedimento. L’indagine partì a ottobre 2018 con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e illeciti relativi all’affidamento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti. Secondo quanto dichiarato dalla Cassazione le prove non esistono o, in alcuni casi, sono molto deboli.

Il modello Riace, la decisione su Mimmo Lucano

Secondo quanto dichiarato dalla Cassazione «esistono invece dei fatti di gravità indiziaria a dimostrazione del fatto che Lucano abbia agito per favorire la permanenza in Italia della sua compagna Lemlem». L’esperienza avvenuta in un piccolo borgo della Calabria ha portato alla ripopolazione di decine di case abbandonate del centro. Si tratta di un sistema di accoglienza diffuso per centinaia di rifugiati. Attorno ai richiedenti sono nati anche posti di lavoro che hanno riqualificato il paese. Tra queste vi sono: botteghe artigiane e ristoranti che hanno riaperto. Sono stati avviati asili, orti biologici e anche scuole multilingue. Un’altra udienza, intanto, è fissato per giovedì 4 aprile.

Redazione CiSiamo
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