Governo Lega-5 Stelle: niente maggioranza in Senato per tre votazioni

Per tre volte il governo non ha raggiunto la maggioranza nelle votazioni in Senato, ma si tratta di un problema di fondo

Per tre volte il governo non ha raggiunta la maggioranza nelle votazioni in Senato, ma si tratta di un problema di fondo

Che il governo pentaleghista abbia qualche problema di coerenza al suo interno ormai è un dato assodato, visto che assomiglia sempre di più al mitologico Ortro, il cane a due teste. Teste che si abbaiano addosso a vicenda ma che alla fine condividono uno stesso corpo, e devono trovano il modo per convivere. Ma questa volta sembra che anche cercando di andare d’accordo le due anime del governo stentino ad andare avanti.

E infatti, pare che per ben tre volte, in tre votazioni di consecutive, il governo non abbia raggiunto la maggioranza in Senato con le sue sole forze. Un quorum fissato a 161 voti, che segnalano come i due leader Salvini e Di Maio debbano fare qualche conto matematico.

Un po’ di numeri

Tre le votazioni che costituiscono altrettanti indizi: quella sul caso Diciotti e le due che riguardano l’idoneità di Toninelli a continuare il suo lavoro al Mit. Guardiamo ora ai dati.

La votazione sul Caso Diciotti

La prima votazione a cui si fa riferimento è quella svoltasi il 20 marzo, nella quale il Senato è stato chiamato a decidere se procedere o meno nei confronti del Ministro Salvini per il caso Diciotti. In questa occasione i voti contrari a procedere sono stati 237, 61 favorevoli. Ma da Fratelli d’Italia, Ignazio La Russa fa notare che il quorum di 161 voti solamente grazie ai 18 senatori del suo partito, e quindi “senza di noi non ci sarebbe stata la maggioranza”. Sarà vero?

In effetti, la Lega dispone di 58 voti in Senato, i Cinquestelle di 107. La somma è 165, una risicatissima maggioranza, raggiunta per soli quattro voti. Nella votazione del caso Diciotti, la Lega ha avuto 56 voti, a causa dell’assenza (pare giustificata) di Bossi e Stefani; il Movimento 5 Stelle ne ha avuti 94, poiché 3 hanno votato in dissenso al partito e 8 senatori si sono astenuti. Il totale è di 150 voti, che effettivamente non sarebba bastato certo per avere la maggioranza.

Fiducia a Toninelli

Del 21 marzo invece la mozione di sfiducia proposta dal senatore Pd Andrea Marcucci, contro il Ministro Toninelli per “manifesta incapacità a gestire un ruolo tecnico e delicato come il Mit“. In questo caso, Forza Italia ha appoggiato la mozione del Pd. Fratelli d’Italia, al contrario, si è  astenuta. Quorum non raggiunto, ma a fronte dei 159 voti contrari alla mozione e dei 102 favorevoli, il Ministro si è salvato. A raggiungere il quorum sarebbero bastati i voti di due dei sei senatori assenti.

La terza votazione

Uguale discorso per la terza votazione, presentata da Anna Maria Bernini, per chiedere ancora a Toninelli di lasciare l’incarico. In questo caso la maggioranza ha portato a casa 157 che hanno salvato Toninelli.

Il problema di fondo

Il problema fondamentale è che la maggioranza è già di per sé risicata. Con 165 voti totali della maggioranza, basta che ci siano quattro senatori assenti o dissidenti perché il governo bicefalo non abbia più la maggioranza in Senato. Un problema, questo, che è però costitutivo del governo, e non un problema di mutamenti d’opinione all’interno dei partiti. Ed è forse questo a dover preoccupare i due leader.